di Michele Vidone
L’Azienda Ospedaliera dei Colli, tramite la direttrice generale Anna Iervolino, ha chiarito che ha ricevuto una proposta stragiudiziale riservata dalla famiglia del piccolo Domenico Caliendo, morto a due anni dopo un trapianto cardiaco, contenente una richiesta risarcitoria di 3 milioni di euro e formulata come non negoziabile. La vicenda è attualmente sotto indagine giudiziaria e ogni valutazione richiede approfondimenti tecnico-legali, motivo per cui non è stato possibile rispondere entro i termini indicati dai legali della famiglia. L’Azienda sottolinea che non c’è stata chiusura al dialogo, ma assenza di spazio negoziale nella proposta ricevuta, e che solo il 24 marzo è pervenuta richiesta di incontro, immediatamente presa in carico.
L’Azienda evidenzia inoltre come la vicenda sia stata preceduta da una strategia di esposizione mediatica, e ribadisce che la piantumazione dell’ulivo è stata un’iniziativa spontanea del personale, apprezzata dai genitori, che non nutrono rancore verso medici e infermieri, pur richiedendo giustizia.
Da parte sua, l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, denuncia carenze comunicative e mancanza di umanità nella gestione del caso, anche dopo la morte del bambino, definendo il comportamento della struttura “indifferente, opaco e istituzionalmente sordo”. La famiglia aveva inviato una proposta di bonario componimento per evitare ulteriori traumi psicologici, ma secondo Petruzzi l’Azienda non avrebbe risposto. L’avvocato ribadisce il diritto della famiglia a ottenere un risarcimento equo per il danno subito, come previsto dalla normativa italiana sulla responsabilità civile delle strutture sanitarie.
