di Michele Vidone 

«È molto bella la storia della preside di Caivano, raccontata su Rai 1. Ma mi domando: fino a quando la nostra provincia sarà narrata in questo modo? Quale disgrazia abbiamo vissuto noi napoletani, noi meridionali, per essere mostrati all’umanità, dai telegiornali alle serie televisive, sempre e solo come l’inferno del mondo?».

Lo scrive in un post su Facebook Josi Della Ragione, sindaco di Bacoli, comune della Città Metropolitana di Napoli, da tempo impegnato in un percorso di trasformazione e valorizzazione del territorio.

«Con il solito schema, ormai consolidato – prosegue – veniamo descritti come un popolo di trogloditi, di delinquenti, che qualcuno deve riscattare dal baratro. Gente che non sa parlare, ma urla e gesticola. Madri sottomesse, padri in galera, figli spacciatori. Perché così fa più scena. In città brutte, sporche, spente».

Secondo il primo cittadino di Bacoli, questa rappresentazione finisce per oscurare le potenzialità del Sud. «Quanto sarà bello, invece, quando l’Italia riuscirà a guardare al Sud non più come a un luogo da salvare, ma come a una risorsa, un potenziale inespresso, un motore di energia pulita per l’intera nazione. Perché noi questo siamo. Molto più di “’na carta sporca”».

Pur ribadendo l’apprezzamento per la vicenda raccontata, Della Ragione torna sul tema degli stereotipi: «Lo ripeto: è bella, molto intensa, la storia della preside coraggio. Ma qualcuno ci dica fino a quando Caivano dovrà essere la metafora degli inferi. Qualcuno ci informi quando finirà questo stereotipo diffuso su Napoli, sulla nostra amata provincia, sulla Campania».

E conclude con un appello diretto: «Diteci quando non dovremo più chiedervi grazie per l’elemosina, per l’attenzione che ci riservate. Diteci quando potremo evitare di accogliervi a testa china e con le mani plaudenti quando aprite una palestra o inaugurate una piscina. Ditecelo voi. Perché noi “nun ngia facimm cchiù”».

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