di Michele Vidone
Il capogruppo del Partito Democratico in Commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca, ha criticato l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante le comunicazioni in Parlamento sulla guerra in Iran e sul prossimo Consiglio europeo.
Secondo l’esponente dem, il Parlamento ha dovuto attendere “dodici lunghi giorni” prima di ascoltare la posizione della premier sull’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “Meloni è fuori tempo massimo – ha dichiarato intervenendo in aula –. La presenza oggi per il Consiglio europeo è un obbligo. La presenza dopo l’attacco in Iran era un dovere, un atto di responsabilità, e invece ha preferito fuggire dal confronto parlamentare”.
De Luca ha inoltre contestato la scelta di accorpare nel dibattito due temi diversi, quello relativo al conflitto in Iran e quello sulle questioni europee. A suo giudizio si tratta di una “forzatura inaccettabile”, perché costringe l’Aula a votare risoluzioni con un unico ordine del giorno e con conclusioni provvisorie su temi differenti, una decisione che definisce “un’offesa grave al ruolo del Parlamento”.
Nel merito della crisi internazionale, l’esponente del Pd ha sostenuto che il governo avrebbe dovuto esprimere immediatamente una posizione netta, definendo l’attacco unilaterale di Stati Uniti e Israele illegale e contrario al diritto internazionale. “Una cosa è l’alleanza, un’altra è la sudditanza”, ha affermato, ricordando che altri leader europei hanno preso posizioni più esplicite sulla vicenda.
De Luca ha citato anche il premier spagnolo Pedro Sánchez, sottolineando che l’Italia avrebbe dovuto esprimere solidarietà politica nei suoi confronti dopo le critiche ricevute dal presidente statunitense Donald Trump per la sua posizione sul conflitto.
Infine il deputato dem ha chiesto alla presidente del Consiglio di chiarire che l’Italia non metterà a disposizione le proprie basi militari per sostenere un eventuale conflitto ritenuto illegale. Una scelta che, secondo De Luca, sarebbe imposta dall’articolo 11 della Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra.
