di Michele Vidone 

Giuseppe Conte respinge con decisione le polemiche sull’incontro con Paolo Zampolli, chiarendo che non vi è stato nulla di segreto. Il leader del Movimento 5 Stelle spiega che il colloquio è avvenuto su richiesta formale dello stesso Zampolli, presentatosi come inviato speciale del presidente Donald Trump, e si è svolto in un ristorante del centro di Roma. Conte rivendica inoltre la piena trasparenza delle posizioni espresse, sottolineando di aver ribadito la sua contrarietà agli attacchi contro l’Iran e all’utilizzo delle basi italiane per operazioni militari, definendo la guerra “un completo fallimento” da fermare immediatamente. Non manca l’attacco al quotidiano Libero, accusato di aver diffuso “insinuazioni scorrette”.

Le dichiarazioni hanno acceso lo scontro politico alla Camera, dove il centrodestra ha chiesto un’informativa al ministro della Difesa Guido Crosetto sul tema delle basi militari americane. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami ha criticato duramente l’atteggiamento dell’ex premier, senza nominarlo direttamente, mentre Deborah Bergamini ha sollevato dubbi sulla coerenza dell’opposizione in politica estera. Il clima in Aula si è fatto particolarmente teso, con interventi interrotti da proteste e richiami all’ordine da parte della presidente di turno Anna Ascani, fino all’espulsione del deputato M5s Antonino Iaria.

Nel dibattito si è inserito anche Marco Grimaldi, che si è detto favorevole a un’informativa sulle basi statunitensi, proponendo la desecretazione degli accordi esistenti. Dal fronte M5s, Enrico Cappelletti ha invece ridimensionato le polemiche, sottolineando come la questione venga strumentalizzata.

Parallelamente, nel campo del centrosinistra si apre un altro fronte: quello della leadership. In un’intervista, Rosy Bindi rilancia l’idea di un “facilitatore” – indicando in Pier Luigi Bersani una possibile figura – per mediare tra Elly Schlein e lo stesso Conte. Bindi non mette in discussione le qualità dei due leader, ma evidenzia come il vero problema sia la mancata legittimazione reciproca, che rischia di indebolire l’intero schieramento.

Secondo l’ex ministra, le primarie potrebbero trasformarsi in un fattore divisivo piuttosto che un momento di sintesi politica, mentre le energie dovrebbero concentrarsi su un programma condiviso su temi centrali come immigrazione, sicurezza e welfare. Il rischio, conclude, è che la competizione interna prevalga sulla costruzione di un’alternativa credibile di governo.

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