di Michele Vidone 

Nel caso del bimbo di 2 anni sottoposto a trapianto di cuore a Napoli, il cardiochirurgo Luigi Chiariello invita alla prudenza nel giudicare l’operato dei medici, sottolineando la complessità delle decisioni prese in condizioni estreme. Secondo lo specialista, l’errore principale potrebbe essere avvenuto a monte, nella fase di trasporto dell’organo, che sarebbe stato conservato con ghiaccio secco anziché con ghiaccio tradizionale, compromettendone le condizioni.

La scelta dei chirurghi di procedere comunque con l’impianto del cuore, spiega Chiariello, potrebbe essere stata determinata dall’assenza di alternative immediate. Nei protocolli ospedalieri, infatti, l’intervento sul paziente ricevente inizia spesso prima dell’arrivo dell’organo, per ridurre al minimo i tempi tra donazione e trapianto. È quindi plausibile che, al momento dell’arrivo del cuore, il piccolo fosse già in sala operatoria con il torace aperto, rendendo estremamente difficile interrompere l’intervento senza una soluzione alternativa.

In questo contesto, i medici avrebbero potuto valutare l’impianto dell’organo come la scelta meno rischiosa, forse anche nella prospettiva di utilizzarlo come “ponte” in attesa di un nuovo trapianto. Chiariello sottolinea però che una decisione di questo tipo avrebbe dovuto essere spiegata chiaramente ai familiari, anche considerando la rarità di cuori compatibili per bambini così piccoli. A suo avviso, i chirurghi hanno probabilmente cercato di fare il meglio possibile in una situazione di estrema urgenza, senza avere nemmeno la certezza che la conservazione dell’organo fosse stata effettivamente errata.

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