di Michele Vidone
Il rapporto della Corte dei conti sulla gestione dei servizi sanitari regionali riaccende il confronto politico sullo stato del Servizio sanitario nazionale. A intervenire è la senatrice del Movimento 5 Stelle Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, che parla di una conferma delle criticità denunciate da tempo dal M5s.
“Dopo la pandemia il Servizio sanitario nazionale non è stato rafforzato, ma progressivamente ridimensionato”, afferma Castellone, sottolineando come la spesa sanitaria continui a diminuire in rapporto al Pil e come restino profonde le diseguaglianze territoriali, soprattutto tra Nord e Sud. Secondo la senatrice, i dati richiamati dalla magistratura contabile e contenuti anche nel Documento di finanza pubblica 2025 mostrano che, nel periodo post-pandemico, l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil si è stabilizzata intorno al 6,3-6,4%, al di sotto della media europea del 6,9%.
“Si tratta di un arretramento politico prima ancora che contabile – prosegue Castellone – perché ridurre il peso della sanità pubblica sull’economia significa accettare un sistema meno universale e più diseguale”. La Corte dei conti, osserva ancora la vicepresidente del Senato, evidenzia come l’aumento nominale della spesa sanitaria pubblica nel triennio 2022-2024, passata da 131,3 a 138,3 miliardi di euro, sia stato in gran parte assorbito dall’inflazione, con un incremento reale di poco superiore all’1% e una dinamica definita “difensiva”.
Il rapporto conferma inoltre, secondo Castellone, la persistenza di forti divari territoriali nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. “Le diseguaglianze restano marcate – afferma – con un evidente disallineamento Nord-Sud: solo tre Regioni meridionali risultano pienamente adempienti, mentre quelle in piano di rientro continuano a mostrare difficoltà strutturali”.
Da qui l’attacco al governo: “Invece di varare le autonomie differenziate, dovrebbe invertire la rotta. Servono più risorse per la sanità pubblica, un piano straordinario per ridurre il divario Nord-Sud e un impegno concreto per garantire a tutti i cittadini gli stessi diritti alla salute”. “La Corte dei conti – conclude – ci dice chiaramente che continuare così significa indebolire il Servizio sanitario nazionale”.
