di Michele Vidone 

Operazione ad alto impatto dei carabinieri della compagnia Napoli Stella nell’area di Porta Capuana, nel centro di Napoli. Nel corso dei controlli i militari hanno identificato 79 persone e verificato 44 veicoli.

Durante le verifiche sono state contestate 13 violazioni al codice della strada per un importo complessivo di circa 13mila euro, mentre due veicoli sono stati sequestrati.

Tra le persone controllate anche un 63enne che sarebbe dovuto essere agli arresti domiciliari: l’uomo è stato denunciato per evasione.

I controlli hanno riguardato anche alcune attività commerciali. In piazza Duca degli Abruzzi, carabinieri e personale dell’Asl hanno ispezionato un bar, contestando al titolare quattro prescrizioni e una sanzione amministrativa di 2mila euro. Nel locale sono stati inoltre sequestrati cinque chili di alimenti congelati.
Verifiche anche in un ristorante di vico Campagnari, dove all’imprenditore sono state notificate undici prescrizioni.


Truffe informatiche e riciclaggio: due arresti, indagine su 24 persone

Parallelamente, un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e condotta dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza, con il supporto dei comandi provinciali di Caserta e Milano, ha portato all’arresto di due imprenditori casertani accusati di associazione per delinquere e autoriciclaggio, con l’aggravante di aver favorito il clan dei Casalesi.

Secondo gli investigatori, i due facevano parte di un’organizzazione criminale attiva tra Italia e Spagna, specializzata nel phishing, smishing e vishing, tecniche di truffa informatica utilizzate per svuotare i conti correnti di ignari correntisti.

L’indagine ha riguardato complessivamente 24 persone e ha ricostruito 38 episodi di truffa, per un danno stimato di circa 800mila euro ai danni di altrettante vittime italiane.

Il meccanismo più frequente prevedeva l’invio di sms o email apparentemente provenienti dalla banca della vittima, con l’avviso di presunti movimenti sospetti sul conto. Successivamente un truffatore, fingendosi operatore del servizio antifrode, convinceva la vittima a effettuare un bonifico istantaneo verso conti correnti controllati dall’organizzazione.

Un altro sistema prevedeva invece la duplicazione fraudolenta della sim telefonica associata al conto bancario della vittima. In questo modo i criminali riuscivano a ricevere gli sms con le password temporanee e accedere all’home banking per trasferire il denaro.

Le somme sottratte venivano poi rapidamente spostate su altri conti correnti, anche esteri, prelevate in contanti oppure convertite in criptovalute per rendere più difficile l’identificazione dei beneficiari.

Secondo quanto emerso dalle indagini, circa il 40% dei proventi illeciti sarebbe stato consegnato in contanti a esponenti del clan dei Casalesi per finanziare le attività del gruppo e sostenere le famiglie dei detenuti.

Per raccogliere ulteriori prove sono state eseguite 21 perquisizioni tra abitazioni e attività commerciali nelle province di Napoli, Caserta, Modena, Benevento, Potenza e Isernia. I due principali indagati sono stati raggiunti dalla misura della custodia cautelare in carcere.

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