di Michele Vidone 

Rito della “pungitura”, con la fuoriuscita di sangue dal dito – tipico delle mafie siciliane e calabresi – e azioni violente, come sparare contro una caserma dei carabinieri, per entrare a far parte del clan Gagliardi, organizzazione criminale erede del clan La Torre di Mondragone (Caserta), guidata dal boss detenuto Angelo Gagliardi. Sono 21 le persone colpite da provvedimenti nell’ambito di una vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Caserta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, guidata dal procuratore Nicola Gratteri con il procuratore aggiunto Michele Del Prete.

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, gravi reati: associazione per delinquere di tipo mafioso e camorristico, finalizzata anche allo spaccio di droga, estorsione, traffico di stupefacenti, incendi, detenzione e porto illegale di armi, ricettazione, minacce, violenze e lesioni personali. L’operazione è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa alla presenza del comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, Manuel Scarso.

“È una struttura che ricorda molto la ’ndrangheta per il rito tipicamente mafioso della pungitura: una struttura chiusa e pericolosa, collegata dall’esterno al carcere con il capo”, ha spiegato il procuratore Gratteri. Le indagini, avviate nel settembre 2023, hanno documentato un sistema di spaccio ed estorsioni, con intimidazioni e violenze nei confronti delle vittime del pizzo che si rifiutavano di pagare.

Gli investigatori hanno inoltre ricostruito il tentativo – fallito – di utilizzare una donna, presentata come amante di un carabiniere, per proteggere un carico di droga sequestrato. Dal carcere, il boss Angelo Gagliardi continuava a esercitare il controllo sull’organizzazione: in videochiamata assisteva alle minacce e alle aggressioni contro le vittime e interveniva per imporre lo stop ai suoi uomini. È emerso anche il tentativo di uno spacciatore di sottrarre droga al clan: il padre, ex collaboratore di giustizia, una volta scoperto chi guidava l’organizzazione, lo avrebbe costretto a restituire la droga sottratta.

L’operazione ha confermato l’esistenza di una struttura criminale radicata nel territorio, caratterizzata da riti di affiliazione, violenza sistematica e stretti collegamenti con il carcere, con l’obiettivo di mantenere il controllo sulle attività illecite e sulle estorsioni nella zona.

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