di Michele Vidone 

Sono dieci le città finaliste che si contenderanno il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028, selezionate oggi dalla giuria sulla base dei dossier progettuali presentati. L’elenco comprende realtà di diverse aree del Paese, con proposte che puntano su identità storica, innovazione culturale e visione futura.

Queste le città ammesse alla fase finale:

  1. Anagni (Frosinone)Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce
  2. AnconaAncona. Questo adesso
  3. CataniaCatania continua
  4. Colle di Val d’Elsa (Siena)Colle28. Per tutti, dappertutto
  5. ForlìI sentieri della bellezza
  6. Gravina in Puglia (Bari)Radici al futuro
  7. MassaLa Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia
  8. Mirabella Eclano (Avellino)L’Appia dei popoli
  9. Sarzana (La Spezia)L’impavida. Sarzana crocevia del futuro
  10. Tarquinia (Viterbo)La cultura è volo

Le dieci finaliste saranno ora chiamate a sostenere le audizioni pubbliche, in programma giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, passaggio decisivo verso la proclamazione della città vincitrice.

Non sono mancate però le polemiche politiche. A margine dell’ufficializzazione, il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha espresso forti perplessità sulle scelte della giuria.
“Al gala della Capitale della Cultura conta non tanto il monaco, quanto l’abito: e il colore deve essere di centrodestra – ha dichiarato –. Più che una deduzione, a me pare una certezza: i quattro capoluoghi finalisti sono tutti di centrodestra, così come nove delle dieci città selezionate”.

Secondo Mastella, “al Collegio Romano si guarda non solo ai dossier e alla levatura storico-culturale, ma anche all’amichettismo politico. È una sensazione che traspare in maniera anche svergognata. Del resto, era stato così anche con la designazione di Pordenone, e avevo preconizzato che sarebbe successo di nuovo per il 2028”.

Il primo cittadino di Benevento ha comunque ringraziato quanti hanno lavorato al progetto della sua città: “Ci avevamo provato. Ringrazio collaboratori, associazioni e tutti coloro che hanno dedicato tempo, impegno e passione. Tre ingredienti che possono non essere sufficienti, se il metro di valutazione è un altro. E sembra proprio di sì”.

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