di Michele Vidone 

Avrebbe potuto avere un perimetro più ampio l’indagine che ha portato questa mattina all’applicazione della misura cautelare del divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe nei confronti del consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini.

A sottolinearlo è stato il procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni, nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Giacomo Urbano con il coordinamento dell’aggiunto Graziella Arlomede.

“Ci sono ormai delle condotte completamente sfornite di sanzione penale, penso all’abuso d’ufficio”, ha commentato Bruni, evidenziando come l’eliminazione di alcune fattispecie abbia inciso sull’ampiezza dell’azione investigativa.

L’indagine riguarda la realizzazione di un caseificio a Cancello e Arnone, struttura sequestrata dal 2024. Oltre a Zannini, destinatari del divieto di dimora sono gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio. Coinvolti anche esponenti pro tempore delle strutture tecniche comunali di Cancello e Arnone e Castello del Matese; cinque tecnici delle commissioni che si sono espresse sul progetto risultano indagati.

Durante la conferenza stampa è stato inoltre evidenziato come l’esistenza dell’indagine fosse nota da quasi due anni.

Il comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, Manuel Scarso, affiancato dal comandante del Gruppo di Aversa Vincenzo Carpino e da quello del Nucleo investigativo del Gruppo Diego Montella, ha rimarcato che “i reati contro la pubblica amministrazione sono reati contro tutti noi: in questi casi siamo tutti persone offese”. Scarso ha inoltre evidenziato “il senso di impunità” riscontrato nei soggetti coinvolti.

L’aggiunto Graziella Arlomede ha infine ringraziato i carabinieri “per il lavoro svolto con tenacia in un’indagine molto complessa”.

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