di Michele Vidone 

Nuovo scontro sul caso della morte del piccolo Domenico Caliendo, al centro dell’inchiesta sul trapianto eseguito all’Ospedale Monaldi. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, contesta duramente la ricostruzione della difesa del cardiochirurgo Guido Oppido.

Secondo Petruzzi, la cartella clinica – firmata in tempo reale da perfusionista e anestesista – indicherebbe il clampaggio del cuore del donatore alle 14:18, mentre la difesa lo colloca tra le 14:25 e le 14:26. Una differenza che, secondo il legale, è cruciale: “Se fosse alle 14:25-14:26, l’espianto sarebbe durato otto minuti, cosa impossibile per qualsiasi cardiochirurgo. Se invece è alle 14:18, le contrazioni cardiache alle 14:34 risultano compatibili con la fisiologia”. Da qui l’accusa: “La difesa ha trovato un video e ha cambiato l’orologio. Noi abbiamo la cartella clinica e la scienza”.

Parallelamente, cresce la preoccupazione tra le famiglie dei bambini cardiopatici seguiti presso il Monaldi, molte delle quali sono state costrette a trasferirsi in altre strutture, in particolare all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. In una nota denunciano difficoltà organizzative ed economiche rilevanti: spese di viaggio, soggiorni lontano da casa e mancanza di un supporto economico strutturato da parte dell’azienda sanitaria.

Le famiglie segnalano anche l’assenza di chiarezza sulle tempistiche dei trasferimenti, la difficoltà nel conciliare lavoro e vita familiare e un forte impatto emotivo legato allo spostamento in un momento già delicato. Chiedono quindi il ripristino, ove possibile, delle attività chirurgiche complesse al Monaldi e misure urgenti di sostegno economico.

Il disagio è amplificato dal confronto con il passato: il reparto di cardiochirurgia dell’ospedale napoletano viene ricordato come un’eccellenza del Sud Italia, mentre oggi le famiglie percepiscono un arretramento significativo nella capacità di assistenza, con ripercussioni dirette sui pazienti più fragili.

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