di Michele Vidone
Il Tribunale del lavoro di Napoli ha stabilito che l’Inps dovrà ricalcolare la pensione di un ex operaio esposto per anni all’amianto, riconoscendo i benefici previdenziali legati alla malattia professionale sviluppata dopo decenni di lavoro in un ambiente contaminato.
La vicenda riguarda Claudio Lo Moriello, ex dipendente dello stabilimento Gecom di Pozzuoli, che per circa vent’anni ha lavorato in un contesto caratterizzato dalla presenza di fibre e polveri di amianto. In seguito ha sviluppato patologie correlate all’esposizione alla cosiddetta “fibra killer”.
Il tribunale ha stabilito che la rivalutazione della pensione può essere riconosciuta anche dopo il pensionamento quando emergano nuovi elementi, come appunto il riconoscimento della malattia professionale.
Il caso giudiziario, durato diversi anni, ha coinvolto anche altri operai dello stesso stabilimento. In una prima fase alcuni lavoratori avevano ottenuto in tribunale il riconoscimento dei benefici previdenziali per l’esposizione all’amianto, ma successivamente la decisione era stata ribaltata in appello con la revoca dei benefici e la richiesta di restituzione delle somme percepite.
“Questa sentenza arriva al termine di una vicenda giudiziaria lunga e molto dolorosa – ha commentato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) e legale del lavoratore –. Parliamo di operai che hanno lavorato per anni in ambienti contaminati dalla fibra killer. Prima il riconoscimento, poi la revoca e perfino le richieste di restituzione delle somme. Una situazione estremamente pesante”.
Secondo Bonanni, la decisione del Tribunale del lavoro di Napoli rappresenta un segnale importante anche per gli altri ex dipendenti dello stabilimento Gecom e, più in generale, per tutti i lavoratori esposti all’amianto. “Chi ha subito un danno alla salute – ha concluso – ha diritto non solo al riconoscimento della malattia, ma anche alla piena tutela previdenziale”.
