di Michele Vidone
La pubblicazione del bando per la realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) a Castel Volturno ha acceso un forte dibattito tra associazioni e rappresentanti politici, evidenziando posizioni contrapposte.
Da un lato, Libera e il Comitato Don Peppe Diana esprimono netta contrarietà, definendo i CPR come strutture che rappresentano l’aspetto più critico delle politiche migratorie, basate – a loro avviso – su repressione e marginalizzazione. Le organizzazioni sottolineano che si tratta di luoghi di detenzione amministrativa per persone che non hanno commesso reati, ma si trovano in una condizione irregolare. Criticano inoltre la scelta di collocare la struttura in un territorio già fragile dal punto di vista sociale, chiedendo la sospensione del bando e l’apertura di un confronto pubblico, oltre a un cambio di approccio basato su inclusione e diritti.
Di parere opposto esponenti del centrodestra. Il parlamentare Gianpiero Zinzi considera il CPR una struttura necessaria per rafforzare la sicurezza e migliorare la gestione dell’immigrazione irregolare, sostenendo che permetterebbe di allontanare dal territorio persone senza titolo a restare. Critica inoltre le opposizioni, accusate di bloccare interventi utili per ragioni ideologiche.
Sulla stessa linea Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia, che definisce il progetto una svolta per Castel Volturno. Secondo lui, l’investimento di circa 43 milioni di euro rappresenta un’opportunità per rafforzare la presenza dello Stato, migliorare la sicurezza e generare anche ricadute economiche positive sul territorio, in termini di occupazione e sviluppo.
Il confronto resta quindi aperto tra chi vede nel CPR uno strumento necessario di controllo e chi invece lo considera un modello da superare, ritenuto inefficace e lesivo dei diritti.

