di Michele Vidone 

Sul tema delle liste d’attesa nella sanità pubblica, “per la prima volta dopo vent’anni di peggioramenti documentati il trend si è invertito”. È quanto afferma il ministro della Salute Orazio Schillaci, che in un’intervista sottolinea i primi segnali positivi emersi dai dati della piattaforma nazionale Agenas, basati su 50 milioni di prenotazioni.

Nel confronto tra il primo bimestre del 2025 e quello del 2026, gli esami diagnostici effettuati nei tempi previsti sono aumentati di quasi due punti percentuali, mentre le visite specialistiche registrano un incremento di quasi tre punti. “Numeri reali, non aneddoti”, evidenzia il ministro, spiegando che in passato i dati erano spesso alterati da pratiche come agende chiuse artificialmente o ritardi nel far partire il conteggio dei tempi.

Secondo Schillaci, i risultati iniziano a vedersi anche sui territori: tra gli esempi citati, l’Asl di Caserta garantisce Tac al torace in media in 4 giorni per le prestazioni urgenti, mentre altre realtà, come Marche e Toscana, mostrano tempi contenuti per visite cardiologiche e oculistiche. Complessivamente, oggi l’87,2% degli esami diagnostici e l’80,9% delle visite specialistiche vengono erogati entro i limiti di legge.

Nonostante i miglioramenti, resta però una quota significativa di criticità: oltre il 20% delle prestazioni urgenti non viene ancora garantito nei tempi previsti. Alla base, secondo il ministro, c’è anche un problema strutturale legato all’eccesso di prescrizioni: circa il 20% di visite ed esami è considerato inappropriato, con un costo stimato di 20 miliardi l’anno.

Per affrontare la situazione, il ministero sta lavorando con l’Istituto Superiore di Sanità alla definizione di linee guida per le prestazioni più richieste, con l’obiettivo di ridurre gli esami inutili e migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni. Parallelamente, si punta su una riorganizzazione dei percorsi di cura, sulla presa in carico dei pazienti cronici e sulla digitalizzazione, con strumenti come il fascicolo sanitario elettronico e nuove piattaforme basate sull’intelligenza artificiale.

Resta infine il nodo delle Case di comunità, ancora lontane dalla piena operatività: solo una piccola parte è attiva a regime. Su questo fronte, il ministro auspica un’accelerazione da parte delle Regioni, anche grazie ai 600 milioni stanziati per nuove assunzioni e alla riorganizzazione del personale sanitario.

Nel complesso, conclude Schillaci, “la direzione è quella giusta”, ma serve maggiore velocità e uniformità nell’attuazione delle misure su tutto il territorio nazionale.

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