Napoli–Lazio poteva chiudere (quasi) definitivamente il discorso legato alla qualificazione in Champions. Un obiettivo che paradossalmente aprirebbe altri scenari, finendo per intrecciare i destini di Conte e Sarri. Perché entrambi gli allenatori attualmente sembrano abbastanza solidi. Ma il loro futuro potrebbe di colpo diventare traballante a causa delle voci che si inseguono circa il prossimo Commissario Tecnico. Il salentino, infatti, rientra nell’alveo ristretto dei candidati a guidare la Nazionale. A quel punto, De Laurentiis dovrebbe correggere la rotta e trovare repentinamente un sostituto.
Chiaro che tra i nomi associati alla panchina rientra anche “Il Comandante”, che raccoglie ancora un mucchio di consensi all’ombra del Vesuvio in virtù dello scudetto sfiorato nel 2017-18 con un calcio ambizioso e propositivo. Nella Capitale sta vivendo da qualche mese una situazione assai fluida (eufemismo…), strettamente legata al rapporto con Lotito, decisamente volubile in materia di mercato e rinforzi. Ma queste considerazioni sono tutte al di là da venire.
Primo tempo da fine stagione
Oggi il focus era un altro. Vero è che i biancocelesti non stanno vivendo una grande stagione, tra conflitti interni e difficoltà di campo. Ma bisogna comunque scovare le soluzioni per aggirarne il pressing alto, nonché gestire l’intensità con cui tentano di riconquistare il pallone: le marcature preventive, l’ossessione di voler togliere il tempo e restringere lo spazio al dirimpettaio accorciando in zona palla. Dinamiche che appaiono fuori scala per la Serie A, dove il proliferare di 3-5-2 e moduli derivati sta tatticamente appiattendo un mucchio di squadre.

Non a caso, gli uomini di Sarri hanno letteralmente palleggiato nei denti del Napoli nel 45’ iniziali. Il gol di Cancellieri spezza l’incantesimo e nasce da una giocata codificata: la Lazio porta pressione sull’esterno a Olivera, e riconquista palla. Poi innesca velocemente la transizione, con il tap-in dell’attaccante che giunge al culmine di un’azione corale meravigliosa, in cui il pallone si muove da un lato all’altro, prima che Taylor rifinisca per la deviazione sotto rete.
La realtà è una sola: in questo contesto, appare evidente che più il Napoli tiene il pallone, meno produce in chiave offensiva. Lobotka conferma di essere un playmaker cerebrale e riflessivo, messo al centro di un sistema che troppo spesso lavora con le marce basse. Però non è l’unico dei centrocampisti che quando ha la visuale pulita, gestisce invece di spingere sull’acceleratore; addirittura, riciclare il possesso sembra la scelta più assennata. E non verticalizzare rapidamente.
Del resto, schierare contemporaneamente i “Fantastici Quattro” equivale ad amministrare i flussi. Chissà se Conte, tuttavia, abbia messo pure in preventivo i cali di tensione, che ormai non sono leggeri, bensì puntuali come le notifiche di Equitalia. Vale poco il pensiero che tanto con quei piedi, la possibilità di punire la Lazio rimane latente. I partenopei devono ringraziare Milinkovic-Savic se non sono stati puniti con chirurgico cinismo già nella prima frazione, tenuti in vita dalle parate del portiere serbo. Che non solo intercetta il rigore di Zaccagni. Ma compie almeno altri due interventi salvifici, se pensiamo che gli ospiti hanno messo progressivamente le mani sul match, aumentando il ritmo di minuto in minuto.
I cambi non mutano l’appiattimento tattico

Nel secondo tempo Conte leva i due che camminavano più dei compagni (Anguissa e De Bruyne), ma l’approcciato non muta, a dimostrazione di come testa, cuore e attributi stiano scemando nello spogliatoio. La squadra non ha praticamente mai avuto l’occasione per battere a rete con pulizia. I laziali hanno continuato a dominare i duelli, inclinando la sfida dalla propria parte, fino al raddoppio di Basic, che punisce l’ennesimo errore grossolano di Buongiorno. Senza nessuna pressione a coprirgli la linea di passaggio, l’ex Toro regala il pallone agli avversari, attivando il contropiede punitivo. Non si può ignorare che i biancocelesti, in virtù di un volume di gioco importante, abbiano punito ogni singola imprecisione o errore individuale. A questi livelli ci sta, perché sono proprio questi dettagli a fare la differenza.
Piccola nota a margine. Nella ripresa, agli azzurri serviva fantasia; qualcuno che rendesse la manovra meno prevedibile, mandando in bambola la fase difensiva dei laziali. Dentro quindi Alisson Santos come braccio armato di un sistema in cui aprirsi alla massima ampiezza diventa un’arma imprescindibile per provare a disordinare la struttura predisposta da Sarri. I suoi isolamenti sono difficilmente leggibili, e confondono l’avversario diretto, dando vita a traiettorie imprevedibili. L’idea è quella di non concedere a Lazzari nemmeno il tempo per capire cosa stia succedendo, che il brasiliano crea una situazione potenzialmente promettente. Puntandolo in uno vs uno, organizzando in pochi secondi se stringere dentro al campo oppure strappare nel corridoio sgombro davanti a sé.

Tutto teoricamente giusto. Peccato che il supporto, in termini di rotazioni posizionali e smarcamenti, dei compagni fossero sempre in colpevole ritardo. Per equilibrare il lato istintivo del gioco determinato dal numero 27, forse poteva esserci una strategia migliore per Conte di provare a sfruttare la mobilità tra le linee di McTominay piuttosto che obbligarlo a occupare in maniera statica la trequarti. In effetti, stasera nessuno è arrivato a inserirsi a rimorchio da dietro, cioè già rivolto con lo sguardo alla porta. Sarebbe bastata una imbucate o una verticalizzazione. Ma ormai il calcio espresso dai partenopei manca di pensiero e precisione: è solamente sterile possesso perimetrale.
Allora fa davvero tenerezza guardare quanto sia isolato Hojlund, quasi sperduto tra i centrali laziali. Come al solito, il danese s’è dovuto sporcare, ingaggiando continuamente duelli corpo a corpo. L’ex Manchester United ha certamente le qualità nel tenere palla e far salire la squadra. Cerca di difendere il pallone, ma costantemente in sottonumero, diventa facile disarmarne le velleità. Sponde e stop sono ben fatti. Però con questo atteggiamento tattico, sembra veramente che al Napoli manchi di un riferimento avanzato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
