Il 17 aprile 2025, una tragedia ha colpito la funivia del Monte Faito a Castellammare di Stabia, con la rottura della fune traente e la caduta di una cabina. L’incidente ha causato 4 morti (due coppie straniere e il macchinista) e un ferito grave, con dinamiche che ricordano il disastro del Mottarone.

Lincidente della funivia del Faito avvenne il 17 aprile 2025 sulla funivia del Faito, quando la fune traente dell’impianto cedette, causando la caduta di una delle cabine in transito, al cui interno si trovavano cinque persone; quattro di loro morirono e una rimase gravemente ferita[1].

Antefatti

La funivia del Faito è un impianto di risalita che collega il centro urbano di Castellammare di Stabia con la vetta del Monte Faito situata a 1 100 metri di altitudine. È frequentata da turisti ed appassionati di trekking, offrendo durante la corsa un panorama sul Golfo di Napoli. La stazione a valle è ubicata nella stazione della circumvesuviana di Castellammare di Stabia[2].

L’impianto era stato appena riaperto dopo la pausa invernale ed era stato oggetto anche di recenti lavori di manutenzione[3]

Incidente

Il 17 aprile 2025, giorno di giovedì santo, la zona era immersa in una fitta nebbia. La prima corsa partì solo alle 11:40 perché erano stati segnalati due guasti[4]. Durante la settima corsa nella cabina in salita oltre al manovratore c’erano 4 turisti; in quella in discesa un manovratore e 9 turisti. Poco prima delle 15 la rottura del cavo di trazione provocò l’intervento dei freni di emergenza della cabina 1, che si bloccò sospesa nel vuoto a 40 metri dalla stazione di valle. I freni della cabina 2 non intervennero e questa scivolò verso il basso e, deragliando sul sostegno 2, precipitò nella scarpata[5]. A causa della nebbia, in un primo momento non ci si rese conto dell’avvenuta tragedia, che si palesò solo un paio di ore più tardi, quando le comunicazioni con la cabina non ebbero ancora risposte. I passeggeri della cabina rimasta sospesa nel vuoto furono messi in salvo dai vigili del fuoco con le funi di sicurezza, con imbracatura, presenti a bordo dell’impianto[3].

Indagini

Espletate le operazioni di primo soccorso e le ispezioni visive con l’utilizzo di droni sull’area in cui si trovavano i resti della cabina precipitata, la Procura di Torre Annunziata aprì un fascicolo per omicidio e disastro colposo[3] contro ignoti[1]; in seguito iscrisse nel registro degli indagati 25 persone, tra cui il presidente, i dirigenti e i tecnici dell’EAV, i funzionari dell’Ansfisa. Il 12 maggio con il ritrovamento della testa fusa della cabina precipitata[6][7], la procura nominò propri periti per accertare le cause del crollo della funivia[8], composto da accademici della Federico II di Napoli e del Politecnico di Milano[9].

Il 23 giugno la Procura chiese al GIP l’analisi della “scatola nera” ed il controllo microscopico del cuneo metallico contenente la testa fusa. Sulla base dei reperti ritrovati è emerso che il cavo traente non si è spezzato, ma si è sfilato dalla testa fusa[10].

Il 16 settembre furono analizzati i dati informatici nei dispositivi elettronici dell’impianto (tre computer, le memorie di due videoregistratori e la scatola nera)[11], mentre il carrello della cabina precipitata fu recuperato il 24 novembre 2025 con l’ausilio di un elicottero dei vigili del fuoco e trasferito presso lo Spolettificio Esercito di Torre Annunziata a disposizione per gli esami peritali[12].

I resti della cabina della funivia furono recuperati l’11 dicembre 2025 da un elicottero dei VVFF, e depositati insieme ai resti del carrello[13].

Vittime

Delle cinque persone presenti a bordo della cabina coinvolta nell’incidente, quattro persero la vita nell’evento. Oltre al manovratore, Carmine Parlato, persero la vita i fratelli britannici Elaine Margaret e Graeme Winn e la cittadina israeliana Janan Suliman. L’unico sopravvissuto fu il ventitreenne Taheb Suliman, fratello di Janan[14].

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