di Michele Vidone
Il nuovo libro di Giuseppe Conte, “Una nuova primavera”, riaccende il dibattito politico con diversi retroscena sui rapporti interni al governo e alle forze politiche degli ultimi anni.
Tra i passaggi più rilevanti, Conte critica Beppe Grillo per aver tentato un rapporto diretto con Mario Draghi, ritenuto un errore politico che avrebbe indebolito il Movimento 5 Stelle. L’ex premier racconta anche di tensioni tra Draghi e lo stesso M5s, sostenendo che l’allora presidente del Consiglio avrebbe cercato di isolarlo politicamente favorendo Luigi Di Maio.
Nel libro emerge anche un aneddoto internazionale: durante un vertice NATO del 2019, Donald Trump avrebbe suggerito a Conte un intervento militare in Libia per il controllo del petrolio. Inoltre, vengono ricostruiti i retroscena della rielezione di Sergio Mattarella nel 2022 e le trattative europee che portarono al Recovery Fund.
Conte critica anche Enrico Letta per aver sostenuto l’“agenda Draghi” e per la scelta di correre divisi alle elezioni, decisione che definisce sbagliata. Vengono citati anche altri protagonisti politici come Matteo Renzi e Lorenzo Guerini, accusati di aver contribuito alla caduta del suo governo.
Alle dichiarazioni di Conte ha risposto duramente Luigi Di Maio, oggi rappresentante speciale UE per il Golfo, che ha definito “completamente falso” uno degli episodi raccontati nel libro. Di Maio rivendica con orgoglio il proprio ruolo nella rielezione di Mattarella e il sostegno al governo Draghi, accusando Conte di incoerenza: da un lato lo descriverebbe come vittima di alcuni esponenti politici, dall’altro oggi governerebbe insieme a loro nel cosiddetto “campo largo”.
Lo scontro evidenzia quindi le tensioni ancora presenti nel centrosinistra e tra ex alleati del Movimento 5 Stelle, in vista delle future sfide politiche.
