di Michele Vidone 

Tensione nell’aula della Corte di Assise di Napoli, dove il leader di Forza Nuova Roberto Fiore ha chiesto la remissione del processo che lo vede imputato insieme ad altre circa quaranta persone per le violenze anti-lockdown dell’ottobre 2020.

Alla base dell’istanza, presentata tramite il suo legale, ci sarebbe – secondo la difesa – una presunta “incompatibilità ambientale” derivata dal clima che si sarebbe creato dopo che alcuni magistrati napoletani hanno intonato il canto partigiano “Bella Ciao” per celebrare la vittoria del “No” al referendum sulla separazione delle carriere. Un episodio che, secondo Fiore, metterebbe in dubbio l’imparzialità del contesto giudiziario locale.

Il processo riguarda i disordini scoppiati nel 2020 nella zona di Santa Lucia, nei pressi della sede della Regione Campania, allora guidata da Vincenzo De Luca, durante le proteste contro le restrizioni anti-Covid. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di devastazione e altri reati legati a quei fatti.

La Corte di Assise, presieduta dal giudice Concetta Cristiano, si è riservata la decisione sulla richiesta di trasferimento del processo in altra sede, rinviando l’udienza al 20 maggio.

Va però sottolineato che la richiesta di Fiore non è stata condivisa dagli altri avvocati della difesa, tra cui Emilio Coppola, Alfonso Tatarano, Natalia Fuccia e Domenico Visciglio, che hanno invece ribadito la loro piena fiducia nell’operato della Corte e nel regolare svolgimento del procedimento.

La vicenda apre così un ulteriore fronte nel processo, spostando temporaneamente l’attenzione dal merito delle accuse alla questione della sede giudiziaria e della serenità del giudizio.

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