di Michele Vidone
L’intervento del deputato Marco Sarracino riporta al centro un nodo molto delicato: il destino dei ricercatori precari legati ai progetti del PNRR, in particolare nel settore sanitario.
Il caso simbolo citato è quello dell’Istituto Pascale di Napoli, una realtà di eccellenza nella ricerca oncologica. Secondo Sarracino, molti professionisti — alcuni rientrati dall’estero — rischiano di perdere il lavoro con la scadenza dei progetti, fissata al 30 giugno, creando un paradosso: proprio mentre il sistema sanitario ha bisogno di competenze avanzate, queste rischiano di essere disperse.
Il punto critico è strutturale. I fondi del PNRR hanno finanziato progetti a tempo, ma non hanno risolto il problema storico della precarietà nella ricerca pubblica italiana. Senza misure di continuità, il rischio è duplice: da un lato la perdita di professionalità già formate, dall’altro l’indebolimento di interi filoni di ricerca, come quelli legati alla lotta contro i tumori.
La richiesta politica è chiara: prorogare i contratti e avviare un percorso di stabilizzazione. Ma la questione va oltre la singola scadenza. Riguarda il modello di finanziamento della ricerca in Italia, spesso legato a progetti temporanei più che a investimenti strutturali.
In sostanza, la partita non è solo occupazionale ma strategica: decidere se considerare questi ricercatori un costo temporaneo o una risorsa stabile su cui costruire il futuro della sanità pubblica.
