di Michele Vidone
L’episodio avvenuto a Melito di Napoli è l’ennesimo segnale di una situazione sempre più critica per il trasporto pubblico locale. Un gesto di rabbia — lo sfondamento del parabrezza di un autobus — che poteva avere conseguenze molto più gravi, sia per l’autista sia per eventuali passeggeri.
Il fatto che si tratti del settimo episodio in appena due mesi ai danni del personale di AIR Campania rende evidente che non siamo più davanti a casi isolati, ma a un fenomeno strutturale: cresce l’aggressività verso chi lavora nei servizi pubblici, spesso in contesti già complicati come traffico, strade strette e tensioni quotidiane.
La dinamica è purtroppo tipica: una situazione di stallo stradale, la richiesta irragionevole di una manovra impossibile, l’escalation verbale e poi quella fisica. Il fatto che l’autista sia stato costretto a barricarsi dentro il mezzo dà bene la misura del livello di pericolo.
L’annuncio dell’amministratore unico Anthony Acconcia sull’impiego di vigilanti privati va nella direzione di aumentare la sicurezza, ma è anche il segnale che il problema ha superato una soglia critica. Tuttavia, la presenza di vigilanza può contenere gli effetti, non risolvere le cause.
Qui entrano in gioco diversi fattori: stress urbano, scarsa educazione civica, percezione di impunità e, in alcuni territori, una tensione sociale più ampia. Senza interventi su questi livelli — controlli, sanzioni rapide, ma anche prevenzione e cultura del rispetto — il rischio è che episodi del genere diventino sempre più frequenti.
In sintesi, non è solo una questione di sicurezza dei lavoratori, ma di tenuta complessiva dello spazio pubblico: quando chi guida un autobus deve temere per la propria incolumità, significa che qualcosa nel rapporto tra cittadini e regole si è incrinato seriamente.
