di Michele Vidone 

Nel Consiglio comunale di Napoli è stata approvata la riforma dello Statuto cittadino, aggiornando un impianto normativo fermo al 1991 e ritenuto ormai non più adeguato alla realtà attuale.

Secondo la presidente del Consiglio comunale Enza Amato e il presidente della commissione Statuto Sergio D’Angelo, il nuovo testo introduce principi innovativi che pongono al centro i diritti fondamentali: beni comuni, diritto all’acqua, al cibo e parità di genere diventano indirizzi vincolanti per l’azione amministrativa. Lo Statuto rafforza inoltre il profilo inclusivo della città, con scelte simboliche e politiche come la promozione della cittadinanza onoraria ispirata allo ius soli e una maggiore attenzione alla dignità della persona.

Tra le novità anche il rafforzamento del decentramento amministrativo, con più autonomia per le Municipalità e criteri più equi nella distribuzione delle risorse. Sul piano della partecipazione democratica, viene introdotto un sistema referendario più ampio, con quorum al 30% ed estensione del diritto di voto ai sedicenni, mentre il bilancio partecipativo diventa uno strumento ordinario di governo. Lo Statuto valorizza inoltre la memoria storica cittadina, riconoscendo il 27 settembre come data simbolica legata alle Quattro Giornate di Napoli.

Sul piano politico, però, il voto ha acceso polemiche. I consiglieri della Lega hanno criticato l’approvazione del provvedimento, sottolineando come una parte del centrodestra abbia votato insieme alla maggioranza di centrosinistra, parlando di un “campo larghissimo”. Secondo la Lega, questo allineamento avrebbe inciso sull’esito finale – 29 voti favorevoli su 40 – e sollevato interrogativi sulla trasparenza delle posizioni politiche e sugli equilibri interni al centrodestra in vista delle prossime scadenze elettorali.

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