Potrà sembrare strano, ma c’è un dato statistico che certifica la bontà del progetto Napoli Primavera, al di là della posizione di classifica occupata dagli azzurrini, attualmente impegnati nella lotta per evitare i play-out. De Laurentiis ha scelto di puntare quasi esclusivamente sui giovani italiani, valorizzando in particolare le promesse del suo territorio: una sorta di “chilometro zero” del talento. Ovviamente, la decisione della società partenopea è sicuramente economica, perché riduce l’impatto generato sul bilancio per la costruzione della “squadra B”, al contrario di quanto succede in altri contesti, che invece prediligono investire sul mercato straniero. Ma anche filosofica.

In effetti, la dicotomia vede opposta una strategia prettamente esterofila, cavalcata da alcuni club soprattutto in funzione del risultato sportivo (leggi vittoria del campionato), alla necessità di calmierare comunque i costi, come fa il Napoli. La dimensione del fenomeno è tutta nei numeri. Dopo 31 giornate di campionato i ragazzi di Dario Rocco dominano questa speciale classifica. Il tecnico della Primavera, infatti, ha concesso agli italiani oltre 32.000 minuti. Proprio le abissali differenze in materia di minutaggio derubricano le aspettative della concorrenza a mera tappezzeria, rispetto all’impiego riservato dalle parti di Castelvolturno ai talenti di casa nostra.

Agli antipodi c’è il Lecce, vincitrice dello Scudetto di categoria nella stagione 2022/23, che in nome di una competitività immediata, chiude la fila e cavalca un’indole nettamente internazionale. Insufficiente però a garantire un utilizzo adeguato del “prodotto interno”. Addirittura i giallorossi si limitano a elargire appena 2.860 minuti: praticamente il minimo sindacale. Probabilmente, lo scouting certosino è il presupposto fondamentale che rende appetitoso il progetto di Pantaleo Corvino, che lavora assieme ai suoi osservatori con l’obiettivo dichiarato di scoprire potenziali “campioncini”. Innegabile che al responsabile dell’area tecnica dei salentini bisogna riconoscere la capacità di scovare giovani promesse sparse in giro per il mondo, sfidando senza alcun timore le superpotenze del pallone, non solo quelle della Serie A, pur di non lasciarseli sfuggire.

In questo scenario, la politica del Napoli è duplice: cercare di bilanciare l’esigenza della “Prima Squadra”, con la volontà di valorizzare in qualche modo il vivaio. Che nel calcio moderno non va considerato un lusso. Bensì, lo strumento per sopravvivere agli imprevisti, nell’ottica di tutelarsi qualora si verificassero situazioni di emergenza. In pochi magari sanno che da quando è sbarcato all’ombra del Vesuvio, Antonio Conte ha tenuto costantemente sott’occhio la Primavera. Non a caso, nel momento in cui l’organico a sua disposizione era falcidiato dagli infortuni, Vincenzo Prisco e Emmanuele De Chiara sono stati aggregati in pianta stabile per allenarsi coi “grandi” e poi allungare la panchina. Entrambi hanno stregato l’allenatore poiché sono profili assai futuribili: Prisco (classe 2008) è quello da cui, in prospettiva, ci si aspetta di più. Già protagonista con la maglia dell’Italia al Mondiale Under 17, ha le carte in regola per dare ordine in regia. De Chiara (2006) sta raccogliendo i frutti di un percorso a tappe intrapreso ormai da diverso tempo, avendo messo piede nel settore giovanile alla tenera età di 10 anni. Pare destinato a un ruolo da protagonista anche nei professionisti, grazie a fisicità, associata a importanti qualità tecnico-tattiche.

Insomma, volendo avere una visione maggiormente orientata a medio/lungo termine, il Napoli sta iniziando a ragionare sugli asset da sviluppare. Una mossa imposta dalla contingenza, imprescindibile per rimanere ai vertici in Italia, nonché scalare la piramide calcistica europea. Consapevole che per continuare a espandersi urge destinare una fetta consistente del budget tanto alle infrastrutture, quanto al settore giovanile. Da potenziare in chiave Prima Squadra, cioè con un numero crescente di giocatori che scalpitano per salire di livello. Del resto, se oggi la Primavera lotta per conquistare la salvezza, è anche vero che all’interno di questo gruppo i contrattualizzati sono davvero pochi. Una realtà incontrovertibile, di cui la proprietà ha preso atto. Allargare lo sguardo al prossimo futuro, quindi, significa pure investire in modo funzionale, non soltanto prospettico. E De Laurentiis rimane un “maestro” nel valutare flussi gestionali tali da determinare un ritorno concreto, sul piano sportivo o dell’immagine.

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