La morte di Beppe Savoldi per me è stato una vera mazzata. Oltre ad essere stato un idolo della mia infanzia, è stato per me un amico. Lo conobbi in una trasmissione Tv qualche anno fa. E per anni ci siamo incontrati una volta a settimana in quella trasmissione. Con lui si era creato un rapporto molto intenso. Ci sentivamo non dico tutti i giorni, ma quasi, al telefono. Anche quando non ci incontravamo più in quella trasmissione, di tanto in tanto partiva una telefonata. E quando sul mio cellulare appariva il nome “Beppe” per me era una festa.
Da qualche mese non ci sentivamo più. Avevo immaginato che avesse qualche problema, ma la notizia della sua morte mi ha colpito, mi ha addolorato. Per dirne una, più della notizia della morte di Juliano, e dello stesso Diego. Diego era il mito, Beppe un amico. E quando perdi un amico è come se una parte di te scompare.
Cosa dire adesso? Strano a dirsi, scusate la ripetizione, mi mancano le parole. Prima ero convinto che avrei scritto un articolo lunghissimo, ma forse è meglio così.
Riporterò solo una cosa che mi disse un giorno quando osai criticare le sue presenze in azzurro. Una cosa che gli dissi col sorriso sulle labbra. Ma lui mi rispose seriamente: “Vedi Vinicio si assunse la responsabilità del mio fallimento. Mi disse che aveva sbagliato a mandare via Clerici al Bologna per chiudere la mia trattativa. Pensava che essendo due centravanti ci saremmo fatti la guerra in campo. Poi si rese conto che saremmo stati perfetti per giocare insieme. Lui apriva tanti spazi nei quali io mi sarei inserito perfettamente. Con Braglia, che partiva largo, ma si accentrava molto, la cosa non era possibile”.
Ciao Beppe, per me è stato un onore considerarmi tuo amico.
