Il nuovo sistema di accesso a Medicina supera il primo vaglio della giustizia amministrativa. Il Tar del Lazio ha respinto le domande cautelari relative ai ricorsi presentati contro il cosiddetto “semestre aperto”, ritenendo che il modello non presenti irregolarità evidenti. Dalle prime ordinanze emerge infatti che, secondo i giudici, non può essere considerata “manifestamente irragionevole” la scelta di strutturare l’accesso al secondo semestre sulla base del superamento, anche con la sola sufficienza, di alcuni esami universitari.

Il tribunale ha sottolineato come le prove del semestre filtro non siano semplici test di ammissione, ma veri e propri esami universitari, con effetti concreti sulla carriera degli studenti. Un elemento che rafforza la legittimità dell’impianto introdotto dal ministero dell’Università e della Ricerca.

Respinte anche le contestazioni legate a presunti disagi sociali e alla compressione del diritto allo studio. Il Tar ha evidenziato l’esistenza di strumenti di sostegno, come le borse di studio, e ha giudicato “del tutto generica” la denuncia di violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Tra i punti oggetto dei ricorsi anche il decreto ministeriale n. 1115/2025, che ha modificato i criteri delle graduatorie consentendo l’accesso anche a studenti che non avevano raggiunto la sufficienza in tutte le materie, purché recuperassero i crediti mancanti. Su questo aspetto, il Tar ha ritenuto che il ministero non abbia alterato le regole originarie, ma le abbia integrate nel rispetto dei principi di equità e legittimo affidamento.

Esclusa inoltre l’irragionevolezza della norma sulla decadenza dell’immatricolazione per chi non si iscrive nella sede assegnata. Infine, i giudici hanno respinto anche le contestazioni sulle presunte violazioni dell’anonimato durante le prove, rilevando che non risulta alcuna irregolarità nella gestione e conservazione degli elaborati.

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