di Michele Vidone
Il giorno dopo la sconfitta del referendum costituzionale, il governo guidato da Giorgia Meloni esclude qualsiasi ipotesi di crisi politica e ribadisce la volontà di andare avanti senza passaggi parlamentari sulla fiducia. Da Palazzo Chigi arriva infatti una linea chiara: la bocciatura della riforma sulla separazione delle carriere non mette in discussione la tenuta dell’esecutivo.
Nello stesso tempo, però, si registra una svolta sul piano politico con le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, entrambe maturate dopo un confronto al ministero della Giustizia con il Guardasigilli Carlo Nordio. Delmastro ha parlato di una “leggerezza” di cui si assume la responsabilità, pur rivendicando la correttezza del proprio operato, mentre Bartolozzi era finita al centro delle polemiche per la gestione della campagna referendaria e alcune dichiarazioni contro la magistratura.
La premier ha espresso apprezzamento per la loro decisione, definendola un gesto di “sensibilità istituzionale”, e ha invitato sulla stessa linea anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè, su cui da tempo si concentrano le richieste di dimissioni da parte delle opposizioni.
Proprio le forze di minoranza, tra cui il Movimento 5 Stelle, avevano già annunciato iniziative parlamentari, come una mozione di censura e un confronto in Aula. Critiche anche dal Partito Democratico: la segretaria Elly Schlein ha messo in dubbio la tempistica delle dimissioni, sostenendo che la questione riguarda la dignità delle istituzioni e chiedendo alla premier di riferire in Parlamento.
Nonostante le tensioni, dal governo viene ribadito che non sono all’ordine del giorno le dimissioni di Nordio e che l’esecutivo intende proseguire la propria azione senza cambi di rotta.
