di Michele Vidone
Proseguono le indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore. La Procura partenopea e i carabinieri del Nas stanno approfondendo ogni aspetto della vicenda, anche attraverso il sequestro di dispositivi elettronici: nelle ultime ore è stato acquisito un ulteriore cellulare appartenente a un’infermiera, all’interno del quale ci sarebbero foto, video e audio registrati in sala operatoria il 23 dicembre 2025, ritenuti utili per ricostruire quanto accaduto. Il 26 marzo è prevista la copia forense del dispositivo.
Intanto, il prossimo 31 marzo saranno ascoltati in sede di interrogatorio preventivo due dei medici indagati per omicidio colposo in concorso e falso: il cardiochirurgo Guido Oppido e la collega Emma Bergonzoni. Al centro dell’inchiesta, in particolare, la ricostruzione delle tempistiche dell’intervento e alcune presunte incongruenze nella cartella clinica, soprattutto in relazione al momento del clampaggio dell’aorta e all’arrivo in sala operatoria dell’organo da trapiantare.
Secondo una testimonianza raccolta dagli inquirenti, alcune fasi decisive dell’intervento sarebbero state eseguite prima dell’arrivo del cuore, trasportato da Bolzano e risultato poi non idoneo. Un elemento che, se confermato, potrebbe incidere in modo significativo sulle responsabilità.
La difesa del dottor Oppido respinge le accuse, sostenendo che la ricostruzione si basi su ricordi tardivi e non su dati oggettivi, e ribadisce la volontà del medico di collaborare per chiarire ogni aspetto, convinto della correttezza del proprio operato.
Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale Nino Simeone, che richiama le istituzioni al rispetto di responsabilità, trasparenza e sobrietà, sottolineando come le vere vittime siano il piccolo Domenico, la sua famiglia e i pazienti che ogni giorno si affidano alla sanità pubblica.
