La gestione dei rifiuti tessili si conferma una delle sfide ambientali più rilevanti degli ultimi anni, tra crescita dei volumi e criticità ancora irrisolte nella filiera. È quanto emerge dal dossier “Tessili, la vita oltre l’armadio” presentato da Legambiente Campania in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo.
Secondo i dati elaborati su base ISPRA, aggiornati al 2024, in Campania la raccolta dei rifiuti tessili ha raggiunto le 16.496 tonnellate, segnando un incremento significativo rispetto alle circa 10.704 tonnellate del 2020. L’aumento complessivo è pari al 54,1%, con una crescita media annua stimata intorno al 6,4%. Il trend resta positivo anche nell’ultimo anno disponibile: tra il 2023 e il 2024 si registra un ulteriore +6,8%. Un’evoluzione che riflette l’impatto crescente dei prodotti tessili nella vita quotidiana, non solo legati all’abbigliamento ma anche a biancheria, accessori e materiali tecnici. Proprio questa diffusione rende più complessa la gestione degli scarti, sia per quantità sia per tipologia.
Dal 1° gennaio 2022, in tutta Italia è obbligatoria la raccolta differenziata dei tessili, un passaggio importante che ha però messo in luce diverse criticità: regole non uniformi tra i Comuni, livelli di servizio disomogenei, difficoltà nella comunicazione ai cittadini, qualità dei conferimenti variabile e una dotazione impiantistica ancora insufficiente rispetto alle necessità.
A livello territoriale, la distribuzione della raccolta segue la densità abitativa. La provincia di Napoli concentra oltre la metà del totale regionale, con circa 8.700 tonnellate pari al 52,8%. Seguono Salerno con circa 3.000 tonnellate (18,5%), Caserta con circa 2.800 tonnellate (17,5%), Benevento con circa 970 tonnellate (5,9%) e Avellino con circa 870 tonnellate (5,3%).
