di Michele Vidone 

Polemiche politiche e istituzionali dopo alcune dichiarazioni attribuite al procuratore di Napoli Nicola Gratteri nel corso di un confronto con una giornalista del quotidiano Il Foglio. A sollevare il caso è stato il direttore del giornale Claudio Cerasa, che in un post su X ha raccontato di aver contattato il magistrato per chiedere chiarimenti su una frase in cui avrebbe ironicamente attribuito al cantante Sal Da Vinci l’intenzione di votare “no” al referendum sulla riforma della giustizia. Secondo Cerasa, Gratteri avrebbe risposto dicendo che si trattava di una battuta e avrebbe aggiunto: “Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”.

Nel botta e risposta riportato dal quotidiano, la giornalista avrebbe chiesto chiarimenti sul significato dell’espressione e se si riferisse a una “pesca a strascico”, ricevendo come replica dal magistrato l’invito a continuare a “speculare”.

Le parole hanno provocato reazioni politiche. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito molto grave quanto dichiarato dal procuratore di Napoli. “Il capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi ha detto cose che non condivido – ha affermato lasciando il Senato – ma è molto grave quanto ha detto Gratteri, perché lui può esercitare un potere per reprimere qualcuno. Mi mette paura una dichiarazione del genere”. Tajani ha aggiunto che la vicenda riguarda direttamente la libertà di stampa.

Sulla stessa linea il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, secondo cui le parole attribuite al procuratore suonano come un’intimidazione nei confronti dei giornalisti. “Dire a un giornalista che dopo il referendum faremo i conti è un’espressione che suscita forte preoccupazione e non può essere liquidata come una semplice battuta”, ha dichiarato, invitando Gratteri a scusarsi e sottolineando che la libertà di informazione rappresenta uno dei pilastri della democrazia.

Preoccupazione è stata espressa anche dalla Federazione nazionale della stampa italiana. La segretaria generale Fnsi Alessandra Costante ha affermato che non sono accettabili violazioni dell’articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di espressione, neppure da parte dei magistrati. Secondo Costante, se qualcuno ritiene di essere stato diffamato ha a disposizione gli strumenti previsti dalla legge, come la querela per diffamazione, mentre frasi come quella sulla “rete” non rientrano nella prassi giuridica e possono essere interpretate come una minaccia.

Alle polemiche ha replicato lo stesso Gratteri con una dichiarazione all’ANSA. Il procuratore ha detto di prendere atto della nuova controversia e di sapere bene cosa significhi essere bersaglio di minacce. Ha ricordato che l’ordinamento prevede 90 giorni per presentare una querela penale e cinque anni per un’azione civile, spiegando che valuterà se agire nei confronti di alcuni giornali che, a suo giudizio, avrebbero leso la sua immagine.

“Se l’espressione da me utilizzata in una forma concisa non andava bene mi dispiace”, ha aggiunto il magistrato, invitando a non strumentalizzare le sue parole. Gratteri ha inoltre sottolineato di ricevere da mesi minacce di denunce e procedimenti disciplinari e ha rivendicato il diritto di valutare eventuali azioni per il risarcimento dei danni qualora ritenga di essere stato diffamato.

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