La presenza femminile nelle amministrazioni comunali italiane resta ancora lontana dalla parità. Su 125.910 amministratori locali attualmente in carica, le donne sono 44.402, pari al 35,3% del totale, mentre gli uomini sono 81.508 (64,7%). Ancora più bassa la percentuale delle sindache, che si ferma al 15%. È quanto emerge da un’elaborazione del Centro Studi Enti Locali su dati del Ministero dell’Interno aggiornati al 3 febbraio 2026.
Nonostante negli ultimi anni siano state introdotte norme per favorire l’equilibrio di genere nella politica locale — come la doppia preferenza di genere nelle elezioni comunali e gli obblighi sulla composizione delle giunte — le donne continuano a rappresentare poco più di un terzo della classe politica municipale. Il divario appare più marcato nel Mezzogiorno con il dato più basso che si registra in Molise, dove le amministratrici sono 515 su 1.851 incarichi complessivi, pari al 28%. Quote inferiori al 31% si registrano anche in altre regioni del Sud.
In Campania le donne sono 2.545 su 8.560 amministratori locali, pari al 30%, mentre in Calabria si fermano al 31% (1.757 su 5.744). Valori analoghi si registrano anche in Abruzzo (31%) e Basilicata (32%).
La presenza femminile risulta invece più elevata nelle amministrazioni comunali del Centro-Nord con il valore più alto che si registra in Friuli-Venezia Giulia, dove le donne sono 1.545 su 3.756 amministratori (41%). Supera la soglia del 40% anche l’Emilia-Romagna con 2.420 amministratrici su 6.028 incarichi (40%), seguono Toscana (39,5%), Valle d’Aosta (39%) e Veneto (38%).
