di Michele Vidone 

Sarà un mese decisivo per la politica italiana. Il 22 e 23 marzo gli elettori saranno chiamati a esprimersi nel referendum sulla separazione delle carriere in magistratura, con un confronto che ricalca in larga parte lo schema maggioranza–opposizione.

Da un lato il fronte del Sì, sostenuto dai partiti di centrodestra; dall’altro il fronte del No, guidato dai leader del centrosinistra, dalla segretaria del Pd al presidente del M5s insieme al tandem rossoverde.

Dopo settimane di scontri a distanza, tra video polemici e accuse reciproche, il confronto è approdato anche nei dibattiti pubblici. All’Università della Calabria si sono fronteggiati Conte e il vicepresidente della Camera.

“Preserviamo e rafforziamo autonomia e indipendenza della magistratura”, ha sostenuto Mulè. Di opposto avviso Conte, che accusa il governo di voler “scardinare la Costituzione per dare più potere alla politica”, sostenendo che le priorità siano invece il rafforzamento degli organici e delle piattaforme informatiche della giustizia. Il prossimo confronto vedrà il leader M5s a Palermo con il ministro della Giustizia .

Anche il Pd ha intensificato la campagna referendaria, affiancandola al tour programmatico della segretaria. Dopo Firenze e Perugia, Schlein sarà a Latina per un confronto con . Nel partito, tuttavia, non mancano distinguo: l’area riformista di Libertà Eguale, guidata da e , mantiene una posizione diversa, così come la vicepresidente del Parlamento europeo , schierata per il Sì.

Intanto nel centrosinistra si guarda già oltre il referendum. I sondaggi indicano un recupero del No e tra Pd, M5s e Avs si ragiona su come capitalizzare l’eventuale spinta referendaria in vista delle politiche del 2027. Resta però irrisolto il nodo della leadership e dell’organizzazione di un “tavolo delle opposizioni”, a lungo invocato.

Il tema è tornato al centro anche durante la presentazione della nuova “Rinascita” promossa da , che ha ribadito l’importanza del “campo largo” e della collaborazione tra le forze progressiste. Nel suo intervento Bettini ha citato, tra gli altri, Schlein e Conte, oltre ai sindaci , come esempi di amministratori impegnati in realtà complesse.

Sul tavolo resta anche l’ipotesi primarie per la leadership della coalizione: una soluzione che per alcuni rafforzerebbe il progetto comune, ma che per altri rischierebbe di indebolire uno dei due principali leader, riaprendo tensioni interne. Il referendum, dunque, non è solo una sfida sulla riforma della giustizia, ma anche un banco di prova per il futuro assetto del centrosinistra.

Please follow and like us:
Pin Share
Facebook
YouTube