Un appello accorato, rivolto alle istituzioni nazionali e regionali, per trovare una nuova scuola capace di accogliere e sostenere Nicolò, tredici anni, bambino autistico che fino a poche settimane fa rappresentava un esempio di inclusione riuscita.
A lanciarlo è la madre, Annarita, che chiede un intervento diretto del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, del ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. “Aiutateci”, è il messaggio che accompagna quello che la famiglia definisce un vero e proprio grido di dolore.
Negli ultimi undici anni Nicolò aveva compiuto progressi ritenuti da molti impensabili grazie a un percorso riabilitativo intensivo e a una progettualità educativa costruita nel tempo. Frequentava il secondo anno della scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale, con ottimi risultati e un buon inserimento nei diversi contesti di vita. È artista pluripremiato con l’opera “Siamo Ali della stessa Farfalla”, con cui ha portato un messaggio sociale da Salerno a Sanremo fino a Parigi. Suona il pianoforte, canta, recita, pratica sport e coltiva interessi definiti dagli specialisti “funzionali e strutturati”.
Dal 6 febbraio, però, non frequenta più la scuola. Alla base della decisione, maturata dopo cinque mesi difficili, il cambio del docente di sostegno che lo aveva affiancato per tre anni, formato sulle sue specificità e diventato per lui un punto di riferimento stabile. “Alla ferita si è aggiunta la beffa – racconta la madre – perché l’insegnante è rimasto nello stesso istituto e Nicolò lo vede ogni giorno, arrivando perfino ad aggrapparsi alla sua automobile. Scene che raccontano meglio di qualunque relazione il suo dolore”.
Il nuovo docente, secondo quanto riferito dalla famiglia, non sarebbe riuscito a instaurare la stessa empatia. Gli specialisti parlano di “disregolazione emotiva” e di una regressione preoccupante, conseguenza della rottura della continuità educativa. Anche il servizio di specialistica scolastica, spiega Annarita, si sarebbe interrotto improvvisamente, lasciando il ragazzo in quello che definisce “un sistema respingente, non più inclusivo”.
La rete di amici, associazioni e sostenitori riuniti sotto l’hashtag #iostoconnicolo ha portato il caso all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni. Gli esperti consultati dalla famiglia convergono su un punto: solo l’inserimento in una nuova scuola realmente inclusiva potrebbe rappresentare oggi la “terapia risolutiva” per fermare l’aggravamento e tentare di recuperare i traguardi raggiunti.
“AAA cercasi nuova scuola per Nicolò – conclude la madre –. Il mio bambinone autistico aveva iniziato a volare, poi qualcuno gli ha spezzato le ali. Ministri, presidente, dirigenti scolastici, aiutateci a trovare una nuova scuola, a fare luce e soprattutto giustizia”.
