di Michele Vidone
Scontro istituzionale dopo le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha definito “para-mafioso” il sistema del Csm.
In un’intervista al Messaggero Veneto, il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri replica duramente: “Il ministro Nordio o non sa cos’è la mafia e chi è il mafioso, o forse è lui che deve chiarire. Peraltro, stiamo parlando dello stesso sistema che lo ha nominato procuratore aggiunto a Venezia”.
Gratteri interviene anche sul prossimo referendum costituzionale, ribadendo la sua posizione per il No: “Nulla è stato fatto di quello che veramente serve per rendere più efficiente il sistema giustizia”. Il magistrato sostiene che la riforma non risolverebbe i problemi strutturali e ricorda che la separazione delle carriere fu tra i punti del piano della P2 di Licio Gelli. “Non si cambiano sette articoli della Costituzione per 30 magistrati all’anno che cambiano funzioni. È un salto nel buio”, afferma, invitando comunque tutti ad andare a votare.
Sulla frase da lui pronunciata – secondo cui voterebbero Sì “indagati, imputati e massoneria deviata” – Gratteri precisa che si trattava di un passaggio estrapolato da un’intervista più ampia e che il nodo del confronto riguarda il ruolo del controllo di legalità esercitato dalla magistratura.
Critiche al ministro arrivano anche dal presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che parla di dichiarazioni “inaccettabili” e invita il governo a mantenere lucidità nel confronto. Conte sottolinea che il Csm è un organo presieduto dal Capo dello Stato e chiede di evitare attacchi che possano alimentare tensioni istituzionali, lasciando ai cittadini la possibilità di informarsi e scegliere liberamente al referendum.
