Il bilancio dell’Italia ai Campionati Europei Giovanili di karate ’26 è tutto da incorniciare: 15 medaglie complessive rappresentano non soltanto un successo sportivo di altissimo livello, nonché il manifesto di un modo di fare kata e kumite che racconta molto della FIJLKAM. Da Limassol (Cipro) arriva dunque un’alluvione di emozioni e medaglie (3 ori, 6 argenti e 6 bronzi), ottenute con la forza della normalità che diventa eccellenza. In effetti, nessuno ha fatto meglio in termini di podi complessivi: Ucraina e Slovacchia raggiungono la cima del medagliere solo in virtù dei quattro ori conquistati a testa.

A raccontare l’autorevolezza con cui gli azzurrini del kumite (combattimento a contatto controllato, n.d.a.) hanno gestito il torneo, mettendo in valigia 9 titoli vari e assortiti, provvede Francesco Ortu, oggi tecnico della Nazionale. Con un passato da sublime agonista, in “maglia azzurra” e con il C.S. Carabinieri.

Un risultato che racconta la base solidità, nonché molto ampia, del nostro reclutamento. Oltre alla qualità del movimento, che ha raggiunto un livello omogeneo ormai altissimo. Un settore giovanile talmente profondo, che abbiamo avuto addirittura qualche difficoltà nel diramare le convocazioni. Lasciando a casa diversi prospetti che avrebbero meritato. Perciò, ciascuna di queste medaglie rappresenta un messaggio chiaro: abbiamo dimostrato carattere, talento e spirito di squadra. Questo Europeo non è un punto di arrivo, bensì il punto di partenza su cui costruire il prossimo futuro…”.

E pensare che alla vigilia il torneo continentale appariva assai complicato, con 1.200 atleti provenienti da 47 Paesi, impegnati in 39 categorie complessive, a darsi battaglia nella splendida cornice dello Spyros Kyprianou Athletic Center. Un contesto che avrebbe schiacciato chiunque sotto il peso di altissime aspettative. Ma non l’Italia, scesa sul tatami concentrata, e con la consapevolezza di aver preparato bene la trasferta cipriota.

C’è un altro aspetto che ci inorgoglisce, al di là del numero di medaglie conquistate o solo sfiorate. La grande partecipazione è indice di quanto sia sviluppato il karate; la diffusione globale che ha raggiunto. Sulla scena internazionale stanno dunque comparendo nuovi competitors, che mettono in discussione la leadership dei paesi tradizionalmente capaci di arrivare sempre sul podio. Prendiamo per esempio Halldorsson, che ha vinto il bronzo su Pezzotti: l’islandese era felicissimo per la prima medaglia in assoluto conquistata dal suo paese!”.

Creativo e ribelle d’animo

Ortu sul tatami era impeccabile, con i Carabinieri ha letteralmente cannibalizzato la categoria fino a 60 kg, inanellando nove titoli italiani assoluti consecutivi (dal 1999 al 2007), regolando il gotha dei pesi leggeri del tempo. Atleti del calibro di Cairo, Luca Romano e Lancione, tutti in forza al G.S. Guardia di Finanza.

Ogni categoria ha le sue peculiarità. Nei 60 kg talvolta le tecniche dovevi immaginartele, piuttosto che sentirle realmente, tanta la velocità di esecuzione. Personalmente, non sono mai stato un attendista; il mio atteggiamento era sempre propositivo, orientato al pressing costante. Anche al cospetto di avversari tipo Lancione, che era molto più alto di me. In quelle circostanze mi piaceva impostare bene il combattimento a livello tattico. Magari non adeguarmi alle distanze di chi aveva un maggiore allungo…”.

Anche con l’Italia, graffiando, ipnotizzava gli avversari, scegliendo di regolarli in grande stile. E se ai Mondiali ha dovuto “accontentarsi” di bronzo (Rio de Janeiro ‘98) e argento (Monaco di Baviera 2000), gli Europei erano la location dove godeva nel dar fuoco all’istinto. Abbagliando col suo talento, ha vinto due ori, un argento e un bronzo.

A livello internazionale ci sono state grandi rivalità. Penso allo spagnolo Luquè, che aveva uno spirito mediterraneo; un goliardico nel senso positivo del termine, nonostante fosse una leggenda. Al contrario, per esempio di Boulesnane, introverso al punto che talvolta a stento ti salutava. Col francese ho perso due finali di seguito, Mondiale di Monaco ed Europeo di Tallin. Vero è che dopo mi sono preso le mie belle rivincite. Con gli ori europei di Tenerife, contro l’olandese Berens, e Bratislava, sul turco Demir”.

D’altronde, il kumite è una specialità creativa per antonomasia; ideale per i ribelli d’animo, che esprimono sé stessi, associando alle finte ingannevoli la leggerezza di funamboliche finezze. Ma poi bisogna stemperare le pressioni che appuntamenti del genere determinano, con un approccio sereno ed equilibrato, per non sfociare nella incoscienza.

Credo che l’atteggiamento sul tatami denoti il carattere della persona. Sin da ragazzino, quando gareggiavo, mi piaceva usare braccia e gambe, oltre a spazzare o proiettare. Quando cresci e diventi un po’ più consapevole, ti accorgi che talvolta anche quelli bravi non riescono a esprimersi compiutamente. E’ una questione di atteggiamento. Va bene essere estrosi; poi bisogna costruire il risultato facendo parlare la varietà di tecniche e la strategia di gara. La mia era di tipo proattivo e non speculare!”.

Approccio diverso e sistemativo

L’approccio sereno che da tempo è diventato il marchio di fabbrica della FIJLKAM ha permesso di difendere il primato continentale a livello giovanile ottenuto nel 2025: a Bielsko-Biała, in Polonia, la Nazionale aveva chiuso in testa al medagliere con sei titoli europei e quattordici medaglie complessive, davanti a Francia e Ucraina.

Da qualche anno la CNAG (Commissione Nazionale Attività Giovanile) lavora in collaborazione con la Direzione Tecnica ed in simbiosi con lo staff della Seniores, attraverso ritiri e seminari di aggiornamento. Lo scambio continuo di idee permette di confrontarci; quindi, di migliorare assieme. Il confronto tra classi di età differenti determina uno stimolo trasversale e bilaterale. Perché chi sta sotto, cioè i ragazzi della giovanile, spingono, vogliosi di dimostrare potenzialità e talento. Al contempo, chi è già nella Nazionale dei «grandi» mette a disposizione consigli, esperienze di vita, fuori e dentro il tatami, producendo un mucchio di sensazioni positive…”.   

Insomma, l’edizione di quest’anno testimonia quanto rimanga florido il vivaio italiano, sempre protagonista a livello internazionale.

Non va trascurato un piccolo particolare. Cioè, l’impatto emotivo di un torneo così importante, specialmente nei Cadetti. Vale a dire, adolescenti di appena 14 anni. Abbiamo lavorato per sgravarli mentalmente; fare in modo che non sentissero la pressione affinché gli potessimo garantire una certa sicurezza. E’ stato importantissimo il ritiro; al di là dell’ottima preparazione tecnico-tattica, abbiamo costruito un gruppo coeso, dove nessuno si è sentito solo, ma parte di una squadra!”.   

Un oro e tre argenti nei Cadetti

Tra gli U16 c’è stato un vero exploit, con quattro finalissime raggiunte grazie a regolarità nel rendimento, colpi puliti e tattica sempre efficace. Magari qualcuno era considerato favorito dai pronostici. Raffaele Baldassarre (63 kg), per esempio, lo scorso anno aveva conquistato l’argento. Eppure nessuna rigidità gli ha impedito di confermarsi, andando addirittura oltre, vincendo l’oro contro il russo Almekhametov (4-3). Un modo di gestire la tensione, il suo, che ricorda la maturità di campioni già affermati.

Su Raffaele dovrei fare una premessa: ero il suo coach anche lo scorso anno. Talvolta il peso di una medaglia si fa sentire; ma lui ha lavorato sodo, con umiltà e spensieratezza. Fino alla finale ha gestito le emozioni. E pure tatticamente esprimeva tutto quello che avevamo preparato. C’è stato solo un momento in cui ha derogato rispetto a quanto ci eravamo detti. Ma è bastata una semplice occhiata. Sono particolarmente orgoglioso perché non è facile alla sua età sopportare il fatto che per una serie di tecnicismi, lui fosse il terzo nel ranking. Si è assunto la responsabilità e l’ha ripagata…”.

Tre, invece, gli argenti. Che forse, a caldo, determinano una composta esultanza. Nondimeno, se analizzati con lucidità, certificano la naturalezza con cui Edoardo Cafiso (52 kg), Achille Giuliani (57 kg) e Riccardo De Gregorio (70 kg) hanno sfiorato il titolo.

Conosco bene la tempra di Giuliani padre; in carriera ci siamo incrociati 12 volte con Michele. Era ferocemente determinato e coriaceo agonisticamente. Ebbene, le stesse caratteristiche le riscontro nel figlio Achille. Un piccolo rammarico per Cafiso, che ha perso di misura (5-6). Forse mentalmente ha un po’ ceduto verso la fine del combattimento, dando spazio all’ucraino Dorosh, consentendogli di riaggredire il match. Una naturale mancanza di esperienza a livello internazionale, per un atleta comunque al primo anno tra i cadetti, che non ne sminuisce affatto il risultato. Lo stesso dicasi per Riccardo De Gregorio, battuto d’un soffio dallo scozzese Brodie. Potrà sembrare banale, ma la chiave interpretativa usata per raccontare le loro medaglie deve necessariamente evidenziare la leggerezza tecnico-tattica con cui hanno dimostrato tutta la loro competitività…”.

I podi di Juniores e U21. Poi i “quinti” 

 Nella categoria U18, Nicole Correddu nei +66 kg ha perso di misura (5-6) con la montenegrina Una Rakovic. Per lei, l’argento non rappresenta una diminutio. Lo stesso dicasi per le due medaglie di bronzo, quelle di Matteo Mondo Branchi (55 kg) e Francesco Ferrarini (+76 kg).

Il prossimo step e convertire la momentanea delusione in un obiettivo ambizioso, da inseguire con calma e applicazione. Perciò questi risultati vanno comunque interpretati come l’occasione di aver in ogni caso saputo veicolare in maniera tangibile il loro grandissimo potenziale…”. 

Nella categoria U21 è mancato il colpo grosso, ma due argenti sono un ottimo bottino. Ludovica Legittimo (50 kg) e Guido Squillante (60 kg) hanno regalato vibrazioni speciali, fermandosi a un passo dal metallo più prezioso, dopo un percorso perfetto e due finalissime al cardiopalma.

L’argento deve essere considerato una iniezione di autostima e fiducia. Essere lì equivale a dire che il livello gli appartiene. Quindi, moderata soddisfazione, e consapevolezza che attraverso il duro lavoro e la costanza negli allenamenti, la prossima volta potrebbe arrivare qualcosa di meglio…”.

Fuori dal podio per un soffio sono finiti Sofia Onori (+61 kg), Almerico Tommasino (68 kg), Fabrizio Giordano (67 kg), Gabriele Pezzotti (84 kg), Samuele Burrosi (+84 kg) e Anna Pia Desiderio (68 kg). Tutti autori di un ottimo percorso, costretti a cedere il passo solamente all’ultimissimo step. Tanti quinti posti, allora, che non devono essere valutati alla stregua del classico “cucchiaio di legno”. Al contrario, fanno ben sperare.

Sappiamo che dalle loro finali poteva arrivare ancora di più; alcuni quinti potevano trasformarsi in bronzo. L’agonismo è fatto così, questione di attimi propizi. Occasioni sfiorate che bruciano, ma che allo stesso tempo dimostrano quanto margine di crescita abbiamo ancora. In generale, tutto è migliorabile, per cui adesso ci faremo un esame di coscienza e se c’è da cambiare qualcosina lo faremo. Con la certezza che le nostre medaglie sono la risposta di chi non si arrende davanti alle difficoltà. Quando ci sono delle avversità o si alza il livello della competizione, i nostri ragazzi hanno dimostrato di saper rispondere presente!”.

Papà, Maestro e mentore

Piccola nota a margine all’Europeo: tutta l’autorevolezza ed il carisma generalmente sprigionati nel ruolo di coach si affievolisce quando sul tappeto sale la figlia Rebecca, che “tirava” tra le U21, impegnata nella categoria -55 kg. L’amore per il karategi in casa Ortu si trasmette da padre a figlie; una sorta di campanile al centro del paese. Con Susanna, la “piccolina” di casa (appena 15enne) restia a fare da semplice spettatrice.

Orgoglio, gioia, felicità; non bastano questi aggettivi per raccontare il mio stato d’animo quando ha vinto il concorso. Con Rebecca ci confrontiamo continuamente, e devo riconoscere che tirare contro diventa interessante. Diciamo che abbiamo trovato il modo per risolvere qualsiasi problemino familiare, regolandolo sul tatami…”.

Chissà se Francesco, quando gareggiava per i Carabinieri, pensava che un giorno anche Becky avrebbe indossato quei colori. Ma essere la primogenita di un top player non le ha garantito uno status privilegiato. Nessuna benevolenza, Rebecca è una combattente molto quotata: ha quella velocità e quel senso del timing che difficilmente si riesce a disinnescare. Inoltre, quando si mette in testa una cosa, non ce n’è per nessuno. Beh, da qualcuno avrà pur preso.

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