di Michele Vidone 

La Fondazione Gimbe denuncia criticità nel sistema delle liste d’attesa sanitarie, sottolineando come i dati della Piattaforma nazionale (Pnla) siano basati su indicatori tecnici difficili da comprendere e parziali, perché escludono il 25% delle prenotazioni con tempi più lunghi.

L’analisi evidenzia un quadro contrastante: circa metà dei pazienti ottiene visite ed esami nei tempi previsti, ma una quota significativa attende mesi. Per la visita oculistica, un paziente su quattro supera i limiti per le prestazioni con priorità breve, mentre per quelle differibili molti attendono oltre un mese e fino a 4-5 mesi. Situazione simile per l’ecografia addominale, con ritardi rilevanti soprattutto per prestazioni differibili e programmabili.

Secondo Gimbe, una persona su quattro è costretta ad aspettare troppo, pagare di tasca propria o rinunciare alle cure; nel 2024, 5,8 milioni di cittadini hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Il presidente Nino Cartabellotta avverte che senza investimenti sul personale, riforme organizzative e innovazione digitale, il decreto sulle liste d’attesa rischia di restare una promessa mancata, con gravi conseguenze per il diritto alla salute e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

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