di Michele Vidone
Il Real Madrid si conferma al vertice del calcio europeo per ricavi, davanti a Barcellona e Bayern Monaco. Nessun club italiano entra nella top ten, nonostante il percorso dell’Inter nell’ultima Champions League. È quanto emerge dalla Football Money League di Deloitte, relativa alla stagione 2024-25, mostrata nell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport.
I Blancos toccano quota 1.161 milioni di euro, diventando il primo club al mondo a superare il miliardo di fatturato, trainati da un aumento del 23% dei ricavi commerciali. Torna sul podio il Barcellona, secondo con 975 milioni, grazie anche alla vendita una tantum dei posti premium del nuovo Camp Nou (70 milioni), nonostante l’impianto non sia ancora completato. Terzo il Bayern Monaco con 861 milioni, sostenuto anche dai premi del Mondiale per club.
La top ten prosegue con Paris Saint-Germain (837 milioni), Liverpool al miglior risultato di sempre (836), Manchester City in lieve calo dell’1% (829), Arsenal (822), Manchester United (793), Tottenham (673) e Chelsea (584). In totale, sei club di Premier League, due di Liga, uno di Bundesliga e uno di Ligue 1.
La prima italiana è l’Inter, undicesima con 538 milioni di euro. Seguono il Milan al 15° posto con 410 milioni e la Juventus al 16° con 402 milioni.
Secondo gli analisti di Deloitte, “l’ascesa di alcuni club della Saudi Pro League e dell’Inter Miami dalla Major League Soccer rappresenta una sfida commerciale per i principali club europei”. In particolare, per la MLS il periodo successivo al Mondiale 2026 potrebbe aprire un nuovo mercato di tifosi negli Stati Uniti, con la possibilità di vedere in futuro club di questi campionati entrare stabilmente nella Money League.
Nel complesso, i primi 20 club hanno generato per la prima volta oltre 12 miliardi di euro di fatturato, raggiungendo quota 12,4 miliardi, con una crescita dell’11% rispetto alla stagione precedente. Per il terzo anno consecutivo, i ricavi commerciali rappresentano la voce principale, con una media di 265 milioni per club.
“I fattori chiave di questa crescita – spiegano ancora gli analisti – sono stati il miglioramento delle performance commerciali, l’aumento delle sponsorizzazioni e il maggiore utilizzo degli stadi nei giorni senza partite”. Un cambiamento significativo nei modelli di business, che vede gli impianti trasformarsi sempre più in poli di intrattenimento: birrerie, ristoranti, hotel e altre attività diventano parte integrante della strategia di ricavo. Lo stadio si conferma così un elemento decisivo per le performance economiche dei club, un terreno su cui il calcio italiano continua a pagare un ritardo strutturale.
