di Michele Vidone
“La chiave della partita? La risposta facile sarebbe l’espulsione, ma siamo stati la squadra migliore”. È l’analisi dell’allenatore del Copenaghen, Jacob Neestrup, al termine del pareggio contro il Napoli.
Secondo il tecnico danese, il cartellino rosso ha inevitabilmente inciso sull’andamento della gara, ma non spiega tutto “In undici contro undici era una partita, in dieci contro undici per un’ora pareggiare significa restare in corsa per la Champions League. Abbiamo creato occasioni per arrivare meritatamente al pareggio”.
Nei primi trenta minuti, ammette Neestrup, il Napoli è stato superiore “Abbiamo iniziato debolmente contro una squadra forte. Il Napoli ha qualità per fare di più, ma non critico mai un’altra squadra, soprattutto una squadra così grande e importante con un allenatore come Conte. Sappiamo cosa è in grado di fare. Poi, però, il Copenaghen ha cambiato passo nella ripresa. Riconosco i meriti ai miei per il piano eseguito nel secondo tempo. Abbiamo utilizzato giocatori più veloci e alla fine abbiamo trovato il rigore. Ha cambiato la dinamica della partita ed è giusto che abbiamo pareggiato”.
Alla domanda se il Napoli abbia sottovalutato gli avversari, Neestrup risponde seccamente “No. La nostra storia europea in casa, davanti ai nostri tifosi, lo racconta. Questo stadio è stato costruito per ottenere grandi risultati contro squadre più forti e provenienti da altri campionati. Ci sono club che qui non avrebbero nemmeno pareggiato, ma avrebbero perso”
Il tecnico ha poi raccontato cosa ha detto alla squadra all’intervallo “Sapevamo di affrontare una squadra grossa, ma non consideriamo questo punto come una vittoria. Ho mostrato una foto: due anni fa contro il Manchester United perdevamo 0-2 e vincemmo 4-3. Nel calcio le piccole situazioni possono cambiare tutto, e così è stato. Le opportunità nel secondo tempo ce le siamo prese e abbiamo meritato il punto”.
Infine uno sguardo al futuro europeo: “Il girone di Champions League? Dobbiamo vincere a Barcellona. È uno dei compiti più grandi che ci attendono.”
