Dal racconto di una violenza realmente accaduta nasce uno spettacolo che attraversa giudizi, interrogatori e resistenza. Quattro attrici in scena danno voce a una storia che interroga il rapporto tra verità, potere e giustizia.

C’è una ragazza che tenta di raccontare ciò che le è accaduto, non una sola volta ma molte, ogni volta a interlocutori diversi, con la sensazione di dover sempre ricominciare da capo. È da questa ostinazione nel dire la verità, mentre tutto intorno sembra chiedere altro, che prende forma Wonder Woman, lo spettacolo diretto da Antonio Latella e scritto con Federico Bellini, in scena al Teatro Nuovo di Napoli martedì 20 gennaio 2026 alle ore 21.00, con doppia replica mercoledì 21 gennaio.

La vicenda si ispira a un fatto realmente accaduto ad Ancona nel 2015, quando una giovane ragazza peruviana subì una violenza di gruppo. Il processo giudiziario che seguì ebbe un esito controverso: in appello gli imputati furono assolti perché la vittima venne ritenuta “troppo mascolina” per essere considerata attraente e quindi credibile. Solo anni dopo la Corte di Cassazione ribaltò quella sentenza, ma il danno, umano e simbolico, era ormai compiuto.

Da questo episodio prende avvio lo spettacolo, una produzione TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile, affidata alle interpretazioni di Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara e Beatrice Verzotti. Quattro voci che si alternano e si intrecciano nel racconto di una protagonista che gli aggressori chiamano “Vichingo” e che diventa una sorta di Wonder Woman contemporanea: lontana dall’eroina dei fumetti, ma determinata a difendere la propria verità.

La narrazione procede come un flusso ininterrotto, quasi senza respiro. Le parole si susseguono, si interrompono, tornano indietro, seguendo il ritmo dei pensieri e del corpo di una ragazza sottoposta a interrogatori, richieste di chiarimenti e continue prove di coerenza. La violenza subita, però, non si lascia ordinare né spiegare facilmente, e ogni tentativo di farlo genera nuove fratture e sospetti.

Nel dialogo ideale con la figura di Wonder Woman creata da William Moulton Marston, psicologo e inventore della macchina della verità, lo spettacolo riflette sul confine fragile tra verità e menzogna, tra ciò che viene detto e ciò che viene creduto.

Senza ricorrere a effetti spettacolari o a risposte definitive, Wonder Woman racconta una resistenza quotidiana fatta di parole che insistono, cadono e si rialzano. Un racconto che chiede allo spettatore di restare, ascoltare fino in fondo e non voltarsi dall’altra parte.

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