La Villa Campolieto è una residenza storica situata ad Ercolano, in provincia di Napoli, Italia. La villa fu costruita nel XVIII secolo per la famiglia Acquaviva d'Aragona, principi di Atri. Il complesso è noto per la sua architettura barocca e i suoi magnifici giardini. La costruzione della villa iniziò nel 1738 su progetto dell'architetto Ferdinando Fuga. La villa fu commissionata da Don Carlo Acquaviva d'Aragona, duca di Atri, che desiderava una residenza di campagna sontuosa e rappresentativa. La villa fu completata nel 1755 sotto la supervisione del figlio di Carlo, Don Carlo Acquaviva, e del nipote, Don Giulio Acquaviva. La struttura della Villa Campolieto riflette lo stile architettonico tipico del periodo barocco. Il complesso comprende una residenza principale, decorata con stucchi e affreschi, e un vasto parco con giardini all'italiana. I giardini presentano una serie di terrazze, fontane e statue, creando un ambiente scenografico e piacevole. Nel corso degli anni, la villa ha subito varie trasformazioni e cambi di proprietà. Nel XIX secolo, la villa passò ai Carafa della Spina, un'importante famiglia napoletana. Durante il XX secolo, la villa fu oggetto di abbandono e degrado. Negli ultimi decenni, sono stati fatti sforzi per restaurare e preservare la Villa Campolieto. Attualmente, la villa è di proprietà del Fondo Ambiente Italiano (FAI), un'organizzazione no-profit che si occupa della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico e naturale italiano. Grazie agli sforzi del FAI e di altri sostenitori della conservazione del patrimonio, la Villa Campolieto è aperta al pubblico in determinati periodi dell'anno, consentendo ai visitatori di ammirare la sua bellezza storica e artistica. Napoli 13 Novembre 2023. ANSA/CESARE ABBATE

Dalla Reggia di Capodimonte al Teatro di San Carlo, da Pompei ai Campi Flegrei: sono 17 gli interventi finanziati in Campania dal Ministero della Cultura nell’ambito di un ampio programma nazionale dedicato alla prevenzione del rischio sismico, alla messa in sicurezza dei luoghi della cultura e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Il piano rientra nel Programma nazionale Cultura 2021-2027 e prevede complessivamente 21 progetti nelle regioni del Mezzogiorno, per un investimento totale superiore ai 100 milioni di euro.

A renderlo noto è lo stesso Ministero, che sottolinea come l’iniziativa punti a tutelare e valorizzare edifici e complessi di elevato valore storico, artistico e ambientale, spesso caratterizzati da una particolare vulnerabilità strutturale. In Campania le risorse si concentrano su alcuni dei siti simbolo del patrimonio culturale regionale, con interventi che spaziano dalla prevenzione sismica al restauro, fino al miglioramento dell’accessibilità e della fruibilità.

Tra i progetti finanziati figurano gli interventi di messa in sicurezza e valorizzazione di Villa Campolieto a Ercolano, il restauro e il consolidamento della Delizia Reale del Carditello a San Tammaro, i lavori sulle biblioteche monumentali di Montevergine e di Loreto, oltre a una serie di interventi strutturali sullo Spolettificio dell’Esercito e sul sito archeologico di Oplontis a Torre Annunziata. Fondi significativi sono destinati anche al Parco archeologico di Pompei, con lavori sulla Casa di Giove, e ai Campi Flegrei, dove sono previsti interventi sull’antro della Sibilla, sul Castello di Baia e su diversi quadranti del parco archeologico.

Non mancano gli investimenti sui grandi poli museali e culturali di Napoli. Il Museo archeologico nazionale beneficerà di interventi di adeguamento strutturale e di allestimenti antisismici dei depositi, mentre alla Reggia di Capodimonte sono destinati oltre 11 milioni di euro per il risanamento urgente dei tetti. Dieci milioni, infine, serviranno per il completamento e il restauro del Teatro di San Carlo e delle sue sedi distaccate.

Nel complesso, gli interventi consentiranno di agire su circa 450mila metri cubi di strutture culturali, migliorando sensibilmente il comportamento sismico degli edifici. Il programma prevede anche l’installazione di oltre 350 dispositivi di monitoraggio, allarme e reazione, pensati per rilevare tempestivamente gli effetti di eventuali eventi sismici. Secondo le stime del Ministero, le opere finanziate permetteranno un miglioramento medio di circa 2,5 classi di rischio sismico.

Accanto alla prevenzione strutturale, il piano dedica attenzione anche all’adattamento ai cambiamenti climatici, riconoscendo l’impatto crescente dei fenomeni estremi sulla conservazione e sulla fruizione dei luoghi della cultura. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore resilienza, continuità di utilizzo e una gestione più sostenibile del patrimonio culturale nel medio e lungo periodo, con benefici non solo per la tutela dei beni, ma anche per la sicurezza di cittadini e visitatori.

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