di Michele Vidone
Le prime aperture arrivate da Bruxelles dopo le proteste degli agricoltori europei del 18 dicembre, alle quali Cia–Agricoltori Italiani ha partecipato in prima linea, confermano una realtà ormai evidente: senza mobilitazione l’agricoltura resta ai margini dell’agenda politica europea. I segnali giunti dalla Commissione Ue vanno nella direzione giusta, ma non sono ancora sufficienti a garantire reddito, competitività e prospettive future alle imprese agricole, in particolare in Campania.
Il rinvio della firma dell’accordo Ue-Mercosur, deciso il 19 dicembre anche grazie alla posizione assunta dall’Italia, viene giudicato da Cia Campania una vittoria solo parziale. Il dossier, infatti, resta aperto e continua a rappresentare una minaccia concreta per comparti strategici dell’agricoltura campana – dall’ortofrutta alla zootecnia, dagli agrumi ai cereali – esposti al rischio di importazioni a basso costo prodotte senza il rispetto delle stesse regole imposte agli agricoltori europei. “Il Mercosur, così com’è, è inaccettabile – afferma Carmine Fusco, commissario di Cia Campania –. Non possiamo accettare standard sempre più stringenti per le nostre imprese mentre si aprono le porte a prodotti senza alcuna reciprocità. Questa non è concorrenza leale”.
Sul fronte della Pac post 2027, la lettera della presidente della Commissione Ursula von der Leyen del 6 gennaio apre alla possibilità di mobilitare risorse aggiuntive per agricoltura e aree rurali, ma per Cia Campania le risorse economiche, da sole, non bastano. La Pac resta infatti inserita in un Fondo unico che rischia di favorire una rinazionalizzazione delle politiche e una competizione tra settori, senza garanzie concrete sull’effettivo arrivo dei fondi agli agricoltori. “Servono certezze e norme vincolanti, non solo annunci”, sottolinea Fusco.
Particolarmente critica resta la questione dei costi di produzione, con i prezzi dei fertilizzanti ancora molto elevati e il rischio di carenze sul mercato europeo. Le ipotesi di sospensione dei dazi e di revisione del Cbam sono considerate un passo avanti, ma non possono restare misure temporanee. “In Campania molte aziende stanno riducendo le superfici coltivate o rinviando gli investimenti – evidenzia Fusco –. Senza interventi strutturali sui costi, assisteremo a una progressiva desertificazione produttiva”.
Cia Campania valuta positivamente anche l’annuncio di un rafforzamento dei controlli alle frontiere e delle verifiche sui prodotti importati, oltre all’ipotesi di vietare l’ingresso di alimenti con residui di pesticidi non ammessi in Europa. Tuttavia, anche in questo caso, l’organizzazione chiede che gli impegni si traducano rapidamente in atti legislativi concreti.
“Le aperture della Commissione rappresentano solo un primo, timido cambio di passo – conclude Fusco –. Senza misure stabili e immediatamente operative, la mobilitazione degli agricoltori continuerà. L’Europa deve scegliere se stare dalla parte di chi produce cibo e presidia i territori o sacrificare l’agricoltura sugli accordi commerciali”.
