Di Angelo Tortora 

 

“C’è un filo rosso che guida il lavoro del Partito Democratico e del centrosinistra: l’unità come scelta strategica. È la promessa, mantenuta, del Pd a guida Schlein, impegnato a costruire alleanze solide e plurali, capaci di parlare al Paese reale e di contendere alla destra il governo dell’Italia. Non una semplice alleanza elettorale, ma un progetto che intreccia territori e visione sociale, fondato su sanità e scuola pubbliche, lavoro dignitoso, ambiente e sviluppo sostenibile. L’unità non è un compromesso al ribasso, ma la capacità di concentrare forze diverse nella stessa direzione: diritti, uguaglianza, sviluppo”. Così si è  espresso il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia in un articolo pubblicato oggi dal Messaggero. “Unità, non è mediazione al ribasso: è responsabilità verso il Paese. C’è chi descrive l’unità come compromesso che sbiadisce le identità. E qualcuno in Campania o in Toscana nei giorni scorsi lo ha criticato. Così come è avvenuto nelle ore precedenti le chiusure delle intese nelle Marche, in Calabria o in Veneto. Invece è l’opposto: l’unità costringe a scegliere le priorità, a verificare la coerenza delle proposte, a misurarsi con la realtà sociale. Non somma aritmetica, ma somma vettoriale: orienta forze diverse nella stessa direzione – diritti, uguaglianza, sviluppo – e per questo aumenta la capacità di incidere”. “Il punto politico – insiste Boccia – è semplice: senza unità non c’è alternativa. E, senza alternativa, la destra continuerà a usare ‘i muscoli dei numeri’ per strozzare il confronto, salvo poi andare in affanno quando le opposizioni si muovono insieme sulle grandi questioni sociali ed economiche, come abbiamo fatto in Parlamento. Per questo vanno respinti i veti – che vanno superati in questi giorni in Puglia – a maggior ragione, poi, se diventano veti identitari e, ancora di più, le polemiche strumentali. Tutto questo non aiuta i cittadini ma aiuta solo la destra. Le sfide da affrontare richiedono un patto politico forte e una agenda riconoscibile: un piano straordinario per la sanità pubblica, investimenti in scuola, università e ricerca, la battaglia sul salario minimo, una transizione ecologica che crei opportunità. Questo non è un elenco di buone intenzioni, ma deve essere la grammatica comune di una coalizione progressista. Con salari bassi, liste d’attesa in crescita e crisi climatica evidente, l’unità non è una bandiera ma una necessità. È già una vittoria politica perché sposta il dibattito sui bisogni reali, mettendo i diritti universali e l’uguaglianza sostanziale al centro”. “Il Pd Boccia – ha scelto di guidare questo percorso non per equilibri di potere, ma per offrire al Paese un’alternativa. Difendere l’unità significa non permettere a nessuno di indebolire il progetto: solo così si può aprire una nuova stagione politica, con l’unità come condizione della vittoria e del cambiamento”.

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