di Michele Vidone
Sono 270 le sindache e i sindaci italiani che hanno aderito all’appello promosso da ALI – Autonomie Locali Italiane e dal Comitato della società civile per il No alla riforma costituzionale sulla giustizia, in vista del referendum previsto il 22 e 23 marzo.
L’iniziativa ha raccolto adesioni da amministratori locali di tutta Italia, tra cui i sindaci delle principali città come Roma, Napoli, Torino, Bari, Bologna, Firenze, Genova, Cagliari, Parma, Verona, Vicenza, Bergamo, Reggio Emilia e Sassari, oltre a numerosi rappresentanti di comuni medi e piccoli.
Secondo i promotori si tratta di un segnale forte che arriva dal mondo delle autonomie locali. “Amministratrici e amministratori che ogni giorno si confrontano con i problemi concreti dei cittadini chiedono una giustizia più efficiente, non una modifica della Costituzione che non affronta le criticità reali del sistema”, si legge nell’appello.
I firmatari sottolineano che chi guida i Comuni italiani ha giurato sulla Costituzione e ritiene quindi doveroso esprimere la propria contrarietà a una riforma che, a loro giudizio, non rafforza la giustizia e rischia invece di indebolirla.
Nel documento si evidenzia che la riforma non interviene sui principali problemi del sistema giudiziario, come la carenza di magistrati e di personale amministrativo, l’arretrato dei procedimenti e la lentezza dei processi. Inoltre, secondo i sindaci, introduce modifiche costituzionali su temi considerati marginali, come la separazione delle carriere, che oggi riguarderebbe una percentuale minima di magistrati.
Tra le criticità segnalate c’è anche il rischio di indebolire la cultura comune della giurisdizione tra giudici e pubblici ministeri, con la possibilità di una giustizia più sbilanciata verso l’accusa e meno garantista. I sindaci contestano inoltre l’introduzione del sorteggio negli organi di autogoverno della magistratura, ritenuto un meccanismo che potrebbe ridurre la responsabilità delle decisioni e rendere il sistema più esposto a pressioni politiche.
Nell’appello si sottolinea che la giustizia non può essere governata dalla “logica della lotteria” e che la priorità dovrebbe essere affrontare i nodi strutturali del sistema, con più magistrati e personale amministrativo, investimenti nelle infrastrutture informatiche, riduzione dell’arretrato e norme più chiare.
“Duecento sindache e sindaci italiani hanno deciso di prendere posizione perché sentono una responsabilità istituzionale: difendere la Costituzione su cui hanno giurato”, affermano i primi firmatari Roberto Gualtieri, presidente di ALI e sindaco di Roma, e Stefano Lo Russo, sindaco di Torino.
“Chi governa i Comuni conosce bene i problemi reali della giustizia: processi troppo lunghi, carenza di personale, arretrati, infrastrutture informatiche insufficienti. Questa riforma è sbagliata e non affronta nessuna di queste questioni. Non serve riscrivere la Costituzione: serve far funzionare meglio la giustizia”, concludono.
